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FINE VITA/ Binetti (Udc): subito la legge, la Lega non segua Obama

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E il giorno di Natale scelto da Obama per il suo sconcertate annuncio ha avuto un fortissimo valore simbolico, per far percepire in modo stridente la solitudine e l’abbandono.È come se la morte fosse stata messa in offerta speciale. Si è detto agli anziani soli e malati, ai pazienti immobilizzati da gravissime forme di disabilità: cari signori, basta chiedere e la vostra vita può arrivare rapidamente al capolinea, con tutte le certificazioni di Stato. Ma nonostante ciò ben sapendo che non sarebbe stato facile far accettare tutto ciò a una gran parte di gente semplice, con valori forti e solidamente ancorati all’esperienza della vita e della famiglia, si è tentato il solito maquillage linguistico. Parole vecchie, scelte tra le più care ed accattivanti, a cui si è attribuito un significato nuovo, una chiave applicativa inattesa ed imprevedibile.

Le parole chiave per far accettare questo regolamento, che sarà poi applicato dai cosiddetti burocrati della morte, come i repubblicani hanno chiamato i medici certificatori previsti dalla legge e pagati dalla legge, sono accattivanti e persuasive. Mettono l’accento sulla libertà personale, sul principio di autodeterminazione, sul rifiuto dell’accanimento terapeutico e sulla fatica del vivere in certe condizioni. Una lunga sequenza di parole che in realtà nascondono problemi di ben diversa portata.

Per esempio il costo elevato dell’assistenza alle persone spesso anziane e malate, un costo che grava soprattutto sulle famiglie e che lo Stato, e tanto meno le assicurazioni,  non intendono condividere o alleviare. Un costo considerato inutile, data la mancata produttività di queste persone, la cui vita appare ai loro occhi del tutto inutile.

Il vero problema è la fatica dei familiari, destinati a farsi carico in perfetta solitudine dell’assistenza alle persone care malate. Anche a loro il regolamento di questa legge parla con linguaggio suadente, offrendo una diversa, ma non per questo meno cinica, forma di liberazione. Dopo averli lasciati soli nella loro fatica, si mette in gioco perfidamente il capovolgimento delle categorie affettive, per cui chi cura ed assiste viene accusato di accanimento terapeutico, mentre chi decide che ormai anche lui ha diritto di dire basta e di ricominciare a occuparsi di sé e delle proprie cose, viene considerato un liberatore e un salvatore.


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COMMENTI
02/01/2011 - la matematica non è una opinione (attilio sangiani)

se si tiene conto degli assenti del PdL,del gruppo UDC e altri,dei dissenzienti,del Presidente che non vota,dei leghisti assenti,ecc. risulta che quelli presenti hanno votato tutti a favore della legge. Inoltre mi pare improprio fondarsi su un "processo alla intenzioni". Tuttavia è certo che alla Lega Nord interessa che entri in vigore il federalismo,per ragioni che gran parte degli elettori condividono,trovandosi contro proprio coloro che vorrebbero perpetuare le cause della indignazione...

 
30/12/2010 - Disinformazione? Può essere, ma… (Giuseppe Crippa)

Per rimediare alla mia disinformazione sono andato a rileggermi gli atti parlamentari relativi alla seduta 183 del 26 marzo 2009, nella quale il Senato ha approvato il ddl Calabrò sulla D.A.T. Tutti i gruppi, e qualche senatore a titolo personale, hanno espresso la loro dichiarazione di voto, con l’eccezione della Lega Nord Padania. Mi chiedo se non avesse niente da dire, se la cosa non interessasse o se fosse presente… Infatti hanno votato a favore del ddl 150 senatori, dei gruppi del PdL (allora 144 componenti) e dell’UdC - che al Senato fa gruppo insieme con Union Valdotaine, SVP ed altri - (15 componenti). Questi due gruppi disponevano di 159 voti, ed infatti a questi voti vanno sottratti quelli di alcuni senatori PdL con opinione difforme che hanno espresso la loro posizione in sede di dichiarazione di voto). Dov’è il voto compatto e decisivo del gruppo della Lega Nord (26 componenti)? Non penso comunque che la Lega voglia intralciare il voto di questa legge alla Camera, ma più semplicemente che non gliene importi niente.

 
30/12/2010 - la indignazione popolare ha creato la Lega Nord (attilio sangiani)

Spero che la Binetti,che stimo molto in quanto co-presidente di" Scienza e Vita",sappia come si è ingrossata la Lega: l'elettorato delle Regioni e Province "bianche",che erano il serbatoio della DC,dal 1945,si è indignato per gli sprechi,il clientelismo,le mafie,le caste di ogni tipo che hanno condotto l'Italia quasi al fallimento. Si pensi al debito pubblico accumulato in un decennio ( anni '80 ) per consentire al PSI di superare il PCI ( prima della caduta del MURO..) ed a Craxi di realizzare il sogno di un Governo di sinistra,da lui dominato e sopportato dal Patto Atlantico. " Mani Pulite",poi,ha spazzato via i partiti del CAF,per consegnare il potere ai comunisti,proprio quando il comunismo si squagliava all'EST. Tentativo disperato ed estremo,di cui oggi paghiamo il costo. Ciò premesso,necessariamente,non vedo come la Lega Nord potrebbe intralciare la legge sul "fine vita",già approvata al Senato,con i voti compatti della Lega e,ripensamenti,di G.Fini. Non comprendo,quindi,il commento che ha preceduto il mio.Lo imputo a disinformazione... Penso che la on.Binetti potrebbe lavorare nel suo attuale partito per mandare a casa il segretario Cesa,a mio parere indegno di rappresentare un partito che,statutariamemte,si dice "di ispirazione cristiana". Mi riferisco,particolarmente,al caso on.Mele... Dopodiche voterò anche io per la UDC

 
30/12/2010 - Non si fidi della Lega, on. Binetti! (Giuseppe Crippa)

Mi permetto di offrire un consiglio all’on. Binetti, che ringrazio per l’esauriente articolo sulla legge sulle D.A.T. in elaborazione in Parlamento: non si fidi assolutamente di eventuali offerte della Lega finalizzate ad ottenere corsie preferenziali per l’approvazione dei decreti delegati relativi al federalismo. La Lega concepisce tutti i partiti come nemici – anche l’alleanza col PdL, che è personalistica (Berlusconi > Tremonti > Bossi) e non certo ideale - e prova una particolare avversione verso i partiti, come il suo, con radici antecedenti la cosiddetta Seconda Repubblica e con una matrice democristiana. Questa avversione, che arriva a punte di esplicito disprezzo, è da anni scientificamente coltivata dai dirigenti leghisti verso la loro base. Non è il caso di dare loro un’ennesima occasione di mostrarla. Questa legge, ma anche il Federalismo, sono cose troppo serie per lasciarle nelle mani della sola Lega.