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SCENARIO/ Chi poteva dire che la sinistra sarebbe "morta" in fabbrica?

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Lo spettacolo offerto dal centrodestra in questi ultimi mesi non è stato di certo edificante e la spaccatura tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha, di fatto, ridimensionato le prospettive di un grande partito per una rinnovata destra italiana, o quanto meno per un partito "conservatore" come in tutti i sistemi bipolari. Ma paradossalmente, proprio mentre il centrodestra mostrava i suoi limiti, è emersa tutta la pochezza, l'inconsistenza, la mancanza di qualsiasi prospettiva politica, non solo di governo, del centrosinistra, o meglio della sinistra salvatasi dall'implosione del comunismo nel mondo e dalla purga italiana di tangentopoli.

 

Si potrebbe aggiungere che in questa crisi bipartisan non c'è nulla di paradossale, ma solo il segno di una decadenza generale del sistema politico italiano. Ma storicamente non è così. Il paradosso resta ed è valido. In Italia bisognerebbe ritornare alla ottocentesca "destra storica" per avere un riferimento di partito con i suoi valori e la sua visione del mondo. Per molti anni, anche i fanatici difensori del "pareggio di bilancio" si guardavano bene dal definirsi di destra, termine che fino agli anni Novanta del secolo scorso era prerogativa del postfascismo.

 

Ben diversa la storia della sinistra italiana. Nata su un'aspirazione di riscatto sociale, segnata da contrasti profondi tra socialismo e anarchismo, riformismo e comunismo, la sinistra ha rappresentato per una grande parte del popolo italiano sia il sogno rivoluzionario sia la concretezza di grandi riforme che riequilibrassero le grandi differenze sociali esistenti nella società capitalistiche e nello stesso tempo accompagnassero lo sviluppo e la crescita. La sinistra italiana è stata per anni una speranza, anche nella sua versione fortemente ideologica oppure nella sua concretezza razionale. Ora non lo è più.



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COMMENTI
02/01/2011 - condivido,con aggiunte... (attilio sangiani)

Condivido la diagnosi,ma non sarei così severo con il centro-destra italiano attuale . Infatti la scissione di G.Fini con alcuni elementi squalificati ( Bocchino,Granata,...) era in atto da anni,bloccando le necessarie riforme o snaturandole. Fini manca di solide e coerenti basi culturali.Il suo livello non supera quello già di Benito Mussolini: semplice e limitato maestrucolo elementare,sfortunatamente ( per l'Italia )dotato di magnetismo e carisma da leader. Per questo si dimostra solo un opportunista-arrampicatore,da Almirante al PD in pieno marasma. La sua sorte è segnata,destinata alla insignificanza,perchè si confonde nel liquame della sinistra. Additare la "destra storica" italiana '800 come esempio mi pare asfittico e antistorico. Quanto alla sinistra aggiungerei che,essendo mancata una autocritica culturale,a partire da Gramsci,ed un ripensamento delle basi ontolociche/ etiche su cui poggiava,la sinsitra già marxista è regredita alle basi dell'individualismo di J.J Russeau,cioè nel radicalismo tipo M.Pannella,filtrato attraverso "l'oltre-uomo"di F.W.Nietzshe . La sinistra italiana,oggi,è "liquefatta" nell'individualismo radicale .Se non si ravvede,può solo generare qualunquismo e violenza,tipo centri sociali,disubbidienti,grillanti, black-blok,pretori d'assalto,discepoli della Litizzetto,dei pornografi,dei bestemmiatori del "Grande Fratello",ecc.