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Politica

SCENARIO/ Chi poteva dire che la sinistra sarebbe "morta" in fabbrica?

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Le ultime vicende che misurano il caos nella sinistra italiana, l'accordo della Fiat di Sergio Marchionne su Pomigliano, è solo la punta dell'iceberg del marasma. Il sindacato dei metalmeccanici, la Fiom, che accusa di tradimento tutti, vertici sindacali e vertice del Partito democratico; il segretario del Pd Bersani che per giorni si è barricato nel silenzio; un quadro storico come Fassino che si dichiarava favorevole all'accordo; il codazzo degli alternativi, da Vendola a Di Pietro, che si accodano all'anarco-sindacalismo di Cremaschi, la vera anima della Fiom di questi tempi: sono tutti segnali di uno stato comatoso.

 

Quando Giorgio Amendola, un dirigente storico del comunismo italiano, attaccò, quasi da solo, la linea sindacale sulla Fiat nel 1979, tutto il Pci gli insorse contro. Enrico Berlinguer preparò addirittura un comitato centrale per scomunicare il figlio di Giovanni Amendola che aveva abbracciato nel 1929 la causa comunista entrando in clandestinità. Quel Pci era assurdo, antistorico, fanaticamente ideologizzato. Ma era disperatamente compatto insieme ai suoi alleati. Oggi tra silenzi, strane ambiguità, ammiccamenti, contrasti rumorosi e liti furibonde, l'area postcomunista è solamente patetica, non credibile, neppure in grado di opporsi a qualsiasi formazione di centrodestra per cercare di governare.

 

Pensare che questo declino della sinistra italiana oggi postcomunista sia solo frutto della scomparsa del comunismo sovietico è un errore. Certo, l'implosione dell'Urss ha giocato un peso determinante, ma sia il vecchio Pci, sia il nuovo postcomunismo con tutti suoi satelliti hanno perso una quantità incredibile di appuntamenti con la storia per creare una moderna sinistra italiana.

 

Solo per conservatorismo ottuso, per mancanza di coraggio e per cinismo. Parlando solo del dopoguerra, il Pci fu impermeabile al colpo di Stato a Praga, refrattario di fronte alla rivolta ungherese del 1956, timidamente critico (di facciata) sia verso l'invasione dei russi in Cecoslovacchia, sia verso un'autentica destalinizzazione. Alla fine degli anni Cinquanta, la Spd tedesca di Willy Brandt (che aveva messo "Marx in soffitta") era per il Pci una combriccola di traditori, così come da sempre venivano considerati i laburisti britannici e i socialisti restavano solo e sempre la "sinistra borghese". In Italia il Pci mortificò nel 1964 la proposta di "partito unico della sinistra", proposto dall'irriducibile Giorgio Amendola, come un'astrattezza riformista.


COMMENTI
02/01/2011 - condivido,con aggiunte... (attilio sangiani)

Condivido la diagnosi,ma non sarei così severo con il centro-destra italiano attuale . Infatti la scissione di G.Fini con alcuni elementi squalificati ( Bocchino,Granata,...) era in atto da anni,bloccando le necessarie riforme o snaturandole. Fini manca di solide e coerenti basi culturali.Il suo livello non supera quello già di Benito Mussolini: semplice e limitato maestrucolo elementare,sfortunatamente ( per l'Italia )dotato di magnetismo e carisma da leader. Per questo si dimostra solo un opportunista-arrampicatore,da Almirante al PD in pieno marasma. La sua sorte è segnata,destinata alla insignificanza,perchè si confonde nel liquame della sinistra. Additare la "destra storica" italiana '800 come esempio mi pare asfittico e antistorico. Quanto alla sinistra aggiungerei che,essendo mancata una autocritica culturale,a partire da Gramsci,ed un ripensamento delle basi ontolociche/ etiche su cui poggiava,la sinsitra già marxista è regredita alle basi dell'individualismo di J.J Russeau,cioè nel radicalismo tipo M.Pannella,filtrato attraverso "l'oltre-uomo"di F.W.Nietzshe . La sinistra italiana,oggi,è "liquefatta" nell'individualismo radicale .Se non si ravvede,può solo generare qualunquismo e violenza,tipo centri sociali,disubbidienti,grillanti, black-blok,pretori d'assalto,discepoli della Litizzetto,dei pornografi,dei bestemmiatori del "Grande Fratello",ecc.