Politica
lunedì 1 febbraio 2010
Nel giro di poche ore il Pdl ha cambiato completamente la propria immagine. Fino a domenica scorsa partito di plastica o tappetino del leader carismatico ed ora è invece un guazzabuglio di forze radicate nel territorio che sfuggono al controllo di Berlusconi. Così secondo alcuni dei principali organi di informazione. Che cosa è successo? Vendola ha vinto e Delbono si è dimesso. Per “par condicio” la crisi del Pd ha quindi generato la messa in scena di un Berlusconi che al pari di Bersani non controlla più il partito. Anche il risultato elettorale è già prefigurato e quindi commentato: per il vertice del Pd sarà un premio di consolazione mentre per il leader del governo segnerà l’avvio del tramonto. Certamente nel sistema bipolare quel che avviene in un campo ha riflessi immediati nell’altro. Ma occorre prima chiarire la natura della crisi del Pd. Due erano le componenti principali della sua fondazione: ex Pci ed ex Dc. Entrambi sono di fronte ad un bilancio deludente. Da un lato si registra infatti la defezione (o disaffezione) crescente della componente ex Dc e cattolica - dalla scissione di Rutelli alle adesioni a Casini, ai disimpegni elettorali in Lazio - mentre dall’altro gli ex Pci, sempre più divisi tra loro, non sono in grado di controllare le realtà locali e i loro sviluppi in campo nazionale. I candidati nelle due principali regioni contese dal cui esito dipende la rilevanza politica del voto di fine marzo nelle Regioni - Vendola in Puglia e la Bonino in Lazio - si sono imposti in modo indipendente e anche polemico rispetto al vertice nazionale del Pd. Il dato politico è che all’indomani del Congresso la dirigenza D’Alema-Bersani non è riuscita a tradurre la propria vittoria in una svolta politica rispetto alla guida Veltroni-Franceschini: Vendola, Bonino, l’alleanza organica con di Di Pietro e quella a zig zag con Casini rappresentano uno scenario che sarebbe stato compatibile anche con la permanenza di Franceschini. C’è persino il dubbio che l’ex Dc avrebbe evitato il caso Lazio e che con Bersani lo sbandamento a sinistra del Pd sia stato maggiore (o peggiore).
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E' incredibile vedere che da un po' di tempo a questa parte la stagione di Mani Pulite è diventata una "stagione di messa sotto accusa del socialismo riformista". Benissimo, diciamo pure che prendere tangenti non era poi così grave, che lo facevano tutti, che tutto sommato andava bene. Però poi non lamentiamoci se chi ci governa ha al suo attivo affari sporchi, tangenti, corruzione e altre amenità del genere. Ricordiamoci comunque un errore resta sempre un errore, anche se è fatto da quasi tutti.
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