Politica
mercoledì 10 febbraio 2010
Il federalismo fiscale, presentato e atteso come una delle più importanti riforme del paese diverrà presto realtò, quando il Governo presenterà i decreti attuativi in materia. Come un fulmine al ciel sereno è però stato pubblicato il libro del sociologo Luca Ricolfi, intitolato Il sacco del Nord che mette in guardia sugli esiti negativi che il federalismo potrebbe portare. Abbiamo quindi chiesto all'autore di spiegarci le sue perplessità.
Professor Ricolfi, leggendo le anticipazioni sul suo libro, lei sembra preoccuparsi degli esiti possibili negativi del federalismo ancor prima che i decreti attuativi della legge delega prendano forma. Perché?
Per due motivi. Il primo è che il federalismo parte senza una base di dati condivisa, con conti pubblici poco trasparenti (si pensi a quelli delle Asl) e gravissimi ritardi nell’aggiornamento dei dati. Basti pensare che il mio libro è uscito quest'anno, ma la maggior parte delle stime presentate fotografano la situazione del 2006, l’anno più recente per cui si dispone di una base statistica completa. Questo ritardo dei dati non è gravissimo per un lavoro scientifico, perché i dati di fondo non cambiano rapidamente, ma è inaccettabile per un processo politico: le singole Regioni e i singoli Enti locali non possono essere premiati e puniti sulla base dei loro conti di 3 o 4 anni prima.
Come mai questa situazione?
Perché in un decennio (la riforma del titolo V risale a dieci anni fa) non si è riusciti a riformare e velocizzare i conti pubblici territoriali. Un punto questo su cui Tremonti e Padoa Schioppa hanno insistito più volte, ma su cui finora - a mio parere - si è fatto troppo poco.
Qual è invece la seconda ragione delle sue preoccupazioni cui accennava prima?
Ho letto attentamente la legge 42 del 2009 e penso che non possa funzionare, è troppo macchinosa e ambigua sui punti cruciali.
Lei ha detto che il federalismo è una soluzione per rimediare a sprechi e inefficienze, ma solo sulla carta. Perché?
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L'esimio prof. Ricolfi ammette che il Sud è stato depredato dal Nord, ma trascura di indagare se si tratta di cosa passata o anche recente. Pino Aprile sostiene il contrario, citando dati precisi, si direbbero confermati dalla terrificante carenza di investimenti in ferrovie, strade e infrastrutture. Invece il Ricolfi esprime per lo più pregiudizi non sempre validi(Mafia? ok; lavoro nero? ma ce n'è TANTO pure al Nord...). Ma dove batte ogni record di stramberia è nel sostenere la tesi che il tempo libero è fonte di ricchezza!!! (Sinceramente pensavo che Aprile avesse equivocato... Macché!). Se ne deduce un rimedio molto semplice: Aumentare la disoccupazione al Nord. Così vivono tutti felici e contenti, tanto a lavorare ci pensano gli extracomunitari, no?
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