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GIUSTIZIA/ Del Turco: solo Berlusconi può fermare quel partito dei giudici che mi ha distrutto

giovedì 11 febbraio 2010

La mattina del 14 luglio del 2008 Ottaviano Del Turco, presidente della Regione Abruzzo, viene arrestato nella sua abitazione con l’accusa di aver favorito alcune cliniche private. Dopo 18 mesi quelle che erano state definite “prove schiaccianti” si sciolgono come neve al sole. «L’assurdità dell’accusa non mi ha mai fatto dubitare sull’esito di questa brutta storia, ma senza la mia famiglia e la solidarietà di chi mi è rimasto amico non avrei mai potuto rimanere sereno - dice Del Turco a ilsussidiario.net -. Quello che è successo mi ha mostrato l’assurdità del modello processuale e penale del nostro Paese. Un sistema che si regge sull’evidente prevalenza del ruolo dell’accusa e con la difesa sempre destinata a rincorrere».

 

 

Com’è possibile riequilibrare il rapporto tra politica e giustizia in Italia?

 

Da tempo ci troviamo davanti a un conflitto di poteri irrisolto. È giusto difendere l’autonomia della giustizia, ma lo stesso dovrebbe valere per la politica. Nel nostro Paese sono venuti a mancare gli argini, i limiti naturali dei poteri. Nel mio caso non si è solo distrutta una carriera politica, ma si è messo in discussione e smentito il libero voto di un popolo che mi aveva eletto Presidente dell’Abruzzo con il 60% dei voti. E vorrei ricordare che la Regione è un organismo costituzionale, non un Consiglio di amministrazione.

 

 

È un problema democratico prima di tutto?

 

Certamente, basti pensare che in Puglia, Campania, Calabria e Abruzzo, come si è visto, la magistratura ha avuto, o ha tentato di avere, un ruolo non secondario, una funzione attiva nella scelta di chi poteva e di chi non poteva essere candidato. In alcuni casi si sono attivati dei procedimenti, in altri i procedimenti sono stati messi da parte.

 

 

Si riferisce al caso di De Luca, che una parte della sua coalizione considerava “non candidabile” e che è stato riabilitato alla fine dallo stesso Di Pietro?

 

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL'INTERVISTA AD OTTAVIANO DEL TURCO




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COMMENTI
11/02/2010 - Ecco l'opposizione! (Alberto Pennati)

Due sono i passi che ritengo fondamentali di questa intervista: "L’abbraccio con Di Pietro però non è figlio di un destino cinico e baro, ma è una scelta politica basata sulla consapevolezza che l’apparato militante è molto più affascinato dalla scorciatoia giustizialista ......"; "Purtroppo non riusciamo a uscire dalla guerra civile e continuiamo a cercare l’eliminazione degli avversari politici per via giudiziaria". Detto da uno dei fondatori del pd......

 
11/02/2010 - cosa devono fare quelli che vogliono capire? (domenico santacroce)

imposterei il discorso diversamente: non polemizzare sui falsi amici, ma concentrarsi perchè dopo 18 mesi si è in una condizione di stallo (almeno così si evince dalla intervista). Ora se il magistrato deve parlare solo con le sentenze (secondo i soloni della corte costituzionale), come si fa a sapere perchè dopo 18 mesi siamo a questo punto? Dà motivazioni uno molto molto interessato, mentre dovremmo averle da un super partes. Dove trovarlo? é forse pericoloso esporsi o queste mosche bianche non le ospita nessuno?

 
11/02/2010 - Ringraziamento (daniele maccioni)

Vorrei ringraziare l'Onerevole Del Turco per la bella e chiara intervista rilasciata al Sussidiario. Se ce ne era bisogno, un'altra testimonianza che i socialisti veri non possono stare con la sinistra italiana.