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GIORNALI/ Sapelli: solo lo "scandalo" di Benedetto XVI può salvare l’Italia dal partito degli onesti

Pubblicazione:venerdì 19 febbraio 2010

benedettoXVI_braccialzateR375.jpg (Foto)

Io continuo a sostenere la mia vecchia tesi della cleptocrazia come meccanismo unico della corruzione. Cioè che coloro che spingevano per la corruzione in Italia non sono stati tanto i partiti, quanto gli imprenditori. Pensiamo che nel 1991 i grandi imprenditori di questo paese, quelli che mantenevano in piedi il sistema, potessero farsi impensierire dai politici? Non scherziamo. Erano loro a mantenere l’assessore o il funzionario di turno, a farlo eleggere o a consolidarne la posizione.

 

Prima ha parlato di corruzione visibile e di corruzione invisibile. Cosa intende dire?

 

Che più il finanziamento dei partiti è visibile - come avviene negli Usa, dove la legge che lo stabilisce è stata da noi tanto criticata ma non si capisce perché - e più la corruzione si riduce. Invece più i meccanismi sono invisibili, più il passaggio di denaro dalle imprese ai partiti diventa una patologia «regolata» dalla legge della corruzione sottobanco. Nella crisi finanziaria hanno avuto gravi responsabilità, ma i paesi anglosassoni hanno ancora molto da insegnarci. Nei paesi euroasiatici, dove il mercato è meno dispiegato, c’è anche meno transparency. E più corruzione.

 

Bastano leggi migliori per contrastare la corruzione?

 

No. Direi però che leggi migliori possono offrirci più occasioni per dare alla corruzione una sanzione morale. Questo non vuol dire che la corruzione non esisterà né che non sia esistita prima di Tangentopoli. Di corruzione parlava già Cicerone, se non sbaglio. Anni fa in un’intervista all’Herald Tribune Di Pietro disse che i suoi maestri sul fenomeno della corruzione erano Giulio Sapelli e Vilfredo Pareto. Ma forse Di Pietro ha saltato le pagine straordinarie del Cours de sociologie dove Pareto dimostra che la corruzione è consustanziale a tutte le forme di economia.

 

Allora è utopico prospettare un sistema nel quale sia finalmente sradicata.

 

Certamente. Ma non è utopico, come fa il Santo Padre, auspicare una cultura per cui la corruzione abbia una sanzione morale. La legge migliore è quella americana, ma non basta. Il resto tocca al nostro senso morale e alla nostra libertà. Ecco perché la rivoluzione giudiziaria non ha certo cambiato il sistema in senso positivo, ha solo prodotto politiche di corruzione più scaltre.

 

Dopo gli ultimi fatti di cronaca anche Berlusconi si è raccomandato di fare più selezione nelle candidature politiche e a livello istituzionale ha annunciato norme anticorruzione più severe.

 

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