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SCENARIO/ Zanon: così Berlusconi può ridare alla politica lo spazio che le hanno tolto i pm

Berlusconi vuole misure anticorruzione per rispondere in modo efficace alle inchieste che vedono coinvolti esponenti della maggioranza. Il punto di NICOLO’ ZANON su politica e pm, intercettazioni, corruzione

giustizia_semaforoR375.jpg (Foto)

Berlusconi vuole a breve misure anticorruzione per «rispondere» in modo efficace alle recenti inchieste che si sono riversate sul mondo politico, in particolare su esponenti della maggioranza di governo. Ed è una cosa che alla vigilia delle elezioni regionali, preoccupa non poco il premier. Ieri si è aggiunto l’allarme di Pisanu, a capo dell’Antimafia, secondo il quale l’Italia può restare schiacciata da una nuova ondata di corruzione dilagante, che minaccia di indebolirne il tessuto istituzionale e civile. Se a questo si aggiunge l’ultimo scontro tra procure, quella di Firenze e quella di Roma sul caso del pm Achille Toro, e gli ultimi ordini di custodia cautelare a carico di Silvio Scaglia, del senatore Pdl Di Girolamo e di altri nomi eccellenti nell’ambito di una maxi inchiesta per riciclaggio, gli elementi per un quadro a tinte fosche ci sono tutti. Ne ha parlato con ilsussidiario.net Nicolò Zanon, professore di diritto costituzionale.

Si parla ormai apertamente di una Tangentopoli 2, quasi a scongiurarne il ritorno. È un paragone azzeccato?

Le inchieste di Tangentopoli scoperchiarono un sistema generalizzato che atteneva all’illecito finanziamento dei partiti e della politica oltre che all’arricchimento personale. Oggi, ammesso che esista un sistema complesso e non singoli casi, questo non è più rivolto al finanziamento dei partiti ma alla gestione di privati interessi. Ma io andrei comunque cauto.

Lei dunque è prudente. Perché?

Intanto occorre vedere quante di queste accuse reggeranno alla prova del giudizio. Il primo problema che mi viene da segnalare è che abbiamo a che fare con processi che si fanno sui giornali e sulla base di pubblicazioni di intercettazioni alcune delle quali prive di qualunque rilievo penale. Tutti inorridiamo nel sapere che due imprenditori hanno riso di una tragedia come quella dell’Aquila. È una cosa riprovevole dal punto di vista morale, ma non costituisce un reato. Quante volte al telefono capita di dire sciocchezze? Siamo sicuri che il pubblico ludibrio sui giornali ne sia la giusta moneta di scambio?

Eppure le vicende che coinvolgono la «cricca» di Balducci, De Santis, Anemone e Della Giovanpaola, oltre a numerosi loro contatti, anche molto importanti, sembrano serie.

Non voglio affatto minimizzare. Si intravedono alcuni intrecci tra Pubblica amministrazione e attività imprenditoriale che proprio non ci dovrebbero essere. Anche di magistrati della Corte dei Conti o della Procura di Roma, tutte cose indubbiamente molto gravi.

Veniamo alle intercettazioni. C’è un ddl depositato da giugno scorso, pare che non se ne parli fino a dopo le regionali.

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