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Politica

SCENARIO/ Caro Bersani, se vuoi dar lunga vita al Pd non imitare la Cgil

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Mi è successo, da ultimo, con l’intervento di Massimo D’Alema, il 22 febbraio, davanti agli studenti italiani della London School of Economics. Perché D’Alema ha provato a prendere il toro (il toro socialista, progressista, democratico, fate voi: comunque il toro della sinistra europea) per le corna. Interrogandosi pubblicamente sul paradosso dei paradossi. Chiedendosi cioè come mai, di fronte a una crisi globale che riattualizza clamorosamente molte “ragioni del socialismo” (perdonatemi se faccio un po’ di pubblicità alla rivista di Emanuele Macaluso che ho l’onore di co-dirigere), a prendere botte da orbi in Europa siano soprattutto, anche se non soltanto, i partiti socialisti e socialdemocratici.

Sia quelli che quindici anni fa, quando da soli o in coalizione governavano 13 paesi dell’Unione su 15, si illusero di riuscire a passare la nottata salvando il salvabile delle conquiste del Welfare, sia quelli (il New Labour di Blair per primo, ma tra gli altri pure il Pds dalemiano) che invece suonarono il piffero per le meraviglie del capitalismo globalizzato.

Non starò ad annoiarvi  elencando le risposte di D’Alema a questo interrogativo, chi vuole le può leggere sul sito dell’ex presidente del Consiglio. Mi limito a segnalare la tesi avanzata a conclusione del suo intervento. Secondo la quale la sinistra (o come si chiama adesso) o riesce a fare suoi, in termini nuovi e su scala europea, i grandi temi del lavoro (e quindi anche di quel conflitto che, in età blairiana, schroederiana e, da noi, prima dalemiana poi veltroniana, sembrava dover essere definitivamente espunto dall’orizzonte democrat), della democrazia e dell’uguaglianza, o non va letteralmente da nessuna parte. E rischia di smarrire la sua stessa ragione sociale di esistenza.

Personalmente sono del tutto d’accordo. Il cantiere da aprire, e subito, è esattamente questo: un cantiere in cui ci sarebbe posto, se non proprio per tutti, per molti; e dove tanti laici e tanti cattolici potrebbero benissimo lavorare insieme, e verificare se e quanto i rispettivi riformismi possano venire a sintesi, nel medesimo partito o con collocazioni diverse, in fondo, poco importa. Per farlo bisogna, certo, recuperare il gusto (e magari pure la capacità) di pensare in grande. Ma anche, e prima ancora, occuparsi un po’ meno della politica politicante (per esempio, nel caso di D’Alema: evitare il più possibile tour masochistici prima ancora che sfortunati come quello pugliese) e guardare con occhio freddo quel che ci capita attorno, magari a un metro dal nostro naso.

Possibile che, nel Pd e dintorni, a nessuno interessi quello che sta capitando (o meglio: che non sta capitando) nel congresso della Cgil? Forse agli studenti italiani della "London School of Economics" la cosa interessa fino a un certo punto. Ma a chi si propone di rimettere insieme le forze del lavoro, della democrazia e dell’uguaglianza dovrebbe interessare moltissimo.

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