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SCENARIO/ Caro Bersani, se vuoi dar lunga vita al Pd non imitare la Cgil

Pubblicazione:venerdì 26 febbraio 2010

BersaniPD_R375.jpg (Foto)

Si dice, giustamente, che le difficoltà più gravi del Pd (comprese quelle emerse attorno ad alcune candidature per le elezioni regionali: si veda, per tutti, il caso Bonino) derivano in primo luogo da un perdurante, vistoso deficit di identità. Un deficit che la segreteria Bersani, impegnato com’è il segretario soprattutto nella manutenzione del partito, non ha neanche iniziato a colmare, visto che, da solo, il richiamo a non svellere le radici di sicuro non basta.

Personalmente, con i giudizi liquidatori su Bersani andrei un po’ più cauto, buon senso, realismo e concretezza non mi paiono affatto doti da sottovalutare. Specialmente in tempi difficili, e anche torbidi, come questi che ci sta toccando di vivere. Però è vero, buon senso, realismo e concretezza sono ottime cose, ma servono un’intuizione del mondo, un’idea di paese e un radicamento sociale che li sostengano, perché non si vive di politica del giorno per giorno: le elezioni regionali non sono un giudizio di Dio, possono andare bene o male, e anche benino o maluccio, ma non si costruisce un partito nuovo compiacendosi, o preoccupandosi, di qualche presidenza di Regione vinta o perduta.

Le polemiche sul carattere più o meno socialdemocratico del Pd, e sulla possibilità o meno per dei cattolici di vivere in un partito laico e di morire (il più tardi possibile, si capisce) socialisti, onestamente faticano ad appassionarmi. E non solo perché Bersani e compagni negano risolutamente che il Pd sia un partito socialdemocratico, o intenda diventarlo. Il fatto è che di questioni simili in Europa non si discute da nessuna parte. Perché l’Europa è scristianizzata, materialista e edonista o perché i problemi, per laici e cattolici, sono palesemente altri, e sarebbe il caso di cercare di affrontarli insieme senza mancarsi di rispetto? Sarò un po’ rozzo, ma propendo con nettezza per la seconda ipotesi.

E dunque, se qualcuno cerca di dare il suo contributo per tentare almeno di metterli a fuoco, capisco bene che la cosa non appassioni come un grande dibattito sul ruolo delle escort nel crepuscolo (devo essermi perso l’apogeo) della Seconda Repubblica. Ma sono contento e interessato lo stesso. Così contento, e così interessato, da chiedermi persino, ingenuamente, come mai quelli propensi a discuterne siano così pochi.

 

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