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SCENARIO/ La sindrome del Pd colpisce anche Berlusconi

mercoledì 3 febbraio 2010

Come mai uno scenario all’apparenza favorevole si sta invece dimostrando un campo di ortiche per il centrodestra? Come mai Silvio Berlusconi e i vertici del Pdl non riescono ad approfittare della debolezza del Pd nella partita per le elezioni regionali?

Sulla crisi del Pd non ci sono dubbi. Caos totale in Umbria, con primarie che saltano, candidati che si ritirano, presidenti che non vengono riconfermati. Sbandamento in Puglia, dove un’incomprensibile strategia romana ha deciso per le primarie paracadutando una figura debole e destinata al fallimento come Francesco Boccia, un «dead man walking»: politicamente, s’intende. Sconcerto nel Lazio, dove Bersani ha dovuto piegarsi all’autocandidatura di Emma Bonino.

Incertezza assoluta in Calabria, dove ancora non si sa se si faranno le primarie. Tumulto in Campania, dove si punta sul sindaco di Salerno Vincenzo De Luca contro il parere di Antonio Di Pietro che non vuole votare un candidato sotto inchiesta. La vecchia militanza di sinistra si domanda come mai, per vincere, il partito erede del Pci non riesca a trovare personalità che dicano chiaramente «qualcosa di sinistra».

Se questo è l’antagonista, per i berlusconiani la campagna elettorale dovrebbe essere una comoda discesa. Invece no, il Pdl è in grado di complicarsi la vita da solo. Il Nord, è noto da tempo, è stato appaltato alla Lega. In Puglia il candidato voluto dal ministro Fitto, cioè il capogruppo Rocco Palese, è un ottimo mediano ma non certo un leader: e si sa che Berlusconi vorrebbe squadre piene di Ronaldinho o Kakà, non di Gattuso. 

 

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