giovedì 4 febbraio 2010
Il passato in Italia sembra non passare mai e le recenti fotografie di Di Pietro ai tempi di "Mani Pulite" ci riportano a fare i conti oggi con il passato e riportano all'attualità i discorsi sollevati per i i dieci anni dalla morte di Craxi. In quell'occasione l’Italia ha riscoperto questo leader politico e, compatta, lo ha celebrato come un grande statista. Non si è trattato solo di un doveroso tributo a un defunto, ma a un ripensamento su una fase durissima della vita politica italiana arrivata al suo punto estremo con quella morte. Berlusconi ha partecipato alle celebrazioni in prima fila ma si è astenuto dal parlare. Di quelle vicende e di Craxi il premier è politicamente figlio. Probabilmente non sarebbe entrato in politica se quella sinistra che espulse Craxi non avesse minacciato di farlo a pezzi economicamente. Non è un mistero che Berlusconi scelse di “scendere in campo” per difendersi visto che era considerato il frutto del regime craxiano e come tale andava “estirpato”. Se gli fosse stata offerta una tregua, un’altra via probabilmente non avrebbe scelto di entrare in politica, allora forse la sinistra avrebbe vinto le elezioni del 1994 e la storia d’Italia in questi 15 anni sarebbe stata molto diversa. Oggi per certi versi Berlusconi si può sentire come il Craxi di inizio anni Novanta, assediato da un nugolo di attacchi. Un rapidissimo elenco: c’è la vicenda dell’avvocato Mills, la sentenza che gli impone di pagare 750 milioni di euro a De Benedetti, il suo nome affiora nelle più recenti rivelazioni dei pentiti di mafia, l’ex moglie Veronica minaccia cause per la divisione del patrimonio, ci sono fresche accuse per evasioni fiscali e altro riguardo il pagamento all’estero di diritti televisivi. Sono tutte vicende nuove, che vanno al di là della vecchia questione del conflitto di interessi, e che minacciano non solo di porre fine al suo potere ma anche a tutta la sua fortuna economica. In altre parole sembra di essere tornati agli anni Novanta quando Craxi era in fuga. Per l’opposizione queste vicende dimostrano che Berlusconi non è interessato alla politica e al Paese, ma solo a salvare se stesso. Berlusconi è ancora più convinto che l’opposizione non vuole farlo governare, non pungola sulle decisioni politiche ma sposta tutto sulla vicenda personale. CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO
Il passato in Italia sembra non passare mai e le recenti fotografie di Di Pietro ai tempi di "Mani Pulite" ci riportano a fare i conti oggi con il passato e riportano all'attualità i discorsi sollevati per i i dieci anni dalla morte di Craxi. In quell'occasione l’Italia ha riscoperto questo leader politico e, compatta, lo ha celebrato come un grande statista. Non si è trattato solo di un doveroso tributo a un defunto, ma a un ripensamento su una fase durissima della vita politica italiana arrivata al suo punto estremo con quella morte. Berlusconi ha partecipato alle celebrazioni in prima fila ma si è astenuto dal parlare. Di quelle vicende e di Craxi il premier è politicamente figlio. Probabilmente non sarebbe entrato in politica se quella sinistra che espulse Craxi non avesse minacciato di farlo a pezzi economicamente. Non è un mistero che Berlusconi scelse di “scendere in campo” per difendersi visto che era considerato il frutto del regime craxiano e come tale andava “estirpato”. Se gli fosse stata offerta una tregua, un’altra via probabilmente non avrebbe scelto di entrare in politica, allora forse la sinistra avrebbe vinto le elezioni del 1994 e la storia d’Italia in questi 15 anni sarebbe stata molto diversa. Oggi per certi versi Berlusconi si può sentire come il Craxi di inizio anni Novanta, assediato da un nugolo di attacchi. Un rapidissimo elenco: c’è la vicenda dell’avvocato Mills, la sentenza che gli impone di pagare 750 milioni di euro a De Benedetti, il suo nome affiora nelle più recenti rivelazioni dei pentiti di mafia, l’ex moglie Veronica minaccia cause per la divisione del patrimonio, ci sono fresche accuse per evasioni fiscali e altro riguardo il pagamento all’estero di diritti televisivi. Sono tutte vicende nuove, che vanno al di là della vecchia questione del conflitto di interessi, e che minacciano non solo di porre fine al suo potere ma anche a tutta la sua fortuna economica. In altre parole sembra di essere tornati agli anni Novanta quando Craxi era in fuga. Per l’opposizione queste vicende dimostrano che Berlusconi non è interessato alla politica e al Paese, ma solo a salvare se stesso. Berlusconi è ancora più convinto che l’opposizione non vuole farlo governare, non pungola sulle decisioni politiche ma sposta tutto sulla vicenda personale.
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Non possiamo cambiare la realtà con la quale abbiamo a che fare da decenni in Italia e cioè la tensione della sinistra ad ottenere il potere nazionale in qualsiasi modo: dapprima per via elettorale, poi, visti i risultati sempre più deludenti, per via extra-parlamentare, attraverso i media (soprattutto RAI e giornali), le iniziative di parte della magistratura nei confronti del Presidente del Consiglio, la burocrazia istituzionale avversa nonché gli interventi dei poteri forti. Se questo è vero, dobbiamo interpretare la nostra storia contemporanea in termini di capacità di resistenza del nostro popolo, attraverso le sue aggregazioni spontanee e i suoi rappresentanti politici, alla progressiva socializzazione del Paese e al relativismo dilagante dal '68. E in termini di capacità di realizzare -nel contempo- tangibili miglioramenti culturali sociali ed economici nonostante lo scontro di fondo tra il socialismo e il bisogno di libertà in tutti i settori. Tutto ciò si sta realizzando, lentamente. Il bilancio è positivo.
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