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SCENARIO/ Casini scarica Berlusconi e studia da leader della sinistra

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Mi riferisco a quel notabilato classico di partito che comprende La Russa, Gasparri, Verdini e dirigenti locali come Fitto. Questa corrente ha chiesto e ottenuto un margine di manovra maggiore sulla scelta delle candidature, senza risparmiare critiche nei confronti di Fini e  di Berlusconi. Berlusconi si è concentrato sugli impegni di governo e ha lasciato fare, di conseguenza Fini è riuscito soltanto a candidare la Polverini nel Lazio, mentre il premier si ritrova senza un candidato totalmente suo.

Il premier affronterà comunque la campagna elettorale in prima persona o lascerà al proprio destino i candidati a lui più lontani, preparando magari una resa dei conti con i “dorotei” in caso di sconfitta?

Berlusconi a mio parere si spenderà sia al Nord, che in Campania, Calabria e Puglia. In caso di sconfitta i potentati locali ne pagheranno le conseguenze. Teniamo presente che a differenza di qualche tempo fa in Puglia Vendola è favorito sul candidato voluto da Fitto. In Campania De Luca, detto il “leghista del Pd” in quanto amministratore “legge e ordine” può raccogliere i voti anche dell’elettorato del centrodestra. 

In più al Nord il Pdl rischia di essere sorpassato della Lega…

Questo infatti è il nodo cruciale per il Pdl dopo le elezioni. Se la Lega si rinforza ancora può diventare ancora più ambiziosa e autonoma, arrivando a incidere sull’agenda di governo e sulle dinamiche interne al Pdl. In questo caso favorendo l’ascesa di Tremonti.

Quali sono invece i nodi da sciogliere per il Pd?

È segnato da un eccessivo correntismo, come il Pdl. Se nel centrodestra una leadership c’è, nel centrosinistra quella di Bersani tarda ad affermarsi. Dovrà perciò considerare come saranno cambiati i rapporti di forza: la reale consistenza dell’Udc e l’espansione o la contrazione della bolla elettorale giustizialista di Di Pietro e De Magistris. Non dimentichiamoci poi che la vicenda pugliese ha rilanciato la lista Vendola in tutte le regioni, rimettendo in partita la sinistra radicale.

La minoranza interna al Pd è in grado di mettere in discussione la leadership di Bersani?

 

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COMMENTI
06/02/2010 - Contorsionismi. (Alberto Pennati)

Non credo occorra accampare scuse, tirando in ballo persino l'odio, per giustificare prese di posizione. L'Udc crede sia opportuno fare la politica dei "due forni" (uso questo termine per intendersi). Ho sempre considerato disdicevole questa tattica politica, semplicemente per il fatto che se una persona ha dei principi, delle idee, dei valori non è possibile ritrovarli indifferentente a sinistra e a destra (e quindi o sbagliava prima che era nel centro-destra oppure è errata la politica più recente). A me invece fanno molto pensare coloro che cambiano spesso nome; potrei dire che non hanno ben presente la propria identità. Beh, poi sulle "stesse facce", credo che l'on. Casini faccia politica da un bel pò di tempo, più di quanto la faccia, per esempio, Bossi. Infine, è una vera notizia che Berlusconi "sia costretto" a fare qualcosa da qualcun altro. Saluto cordialmente, e lo invito a meditare, il Sig. Crippa.

 
06/02/2010 - A proposito di forni… (Giuseppe Crippa)

Non concordo affatto sulla previsione di Caldarola riguardo al le future alleanze dell’UdC, e per la verità neppure sulla formulazione della domanda, che definisce “ambiguità” scelte ampiamente motivate ma purtroppo non comprese da chi concepisce il mondo soltanto come diviso tra amici e nemici. Che l’UdC sia in questo momento il partito più odiato dalla Lega – il partito presente da più tempo in Parlamento con lo stesso nome e le stesse facce – dovrebbe far pensare. Vedremo tra tre anni a che livelli arriverà questo odio e se la Lega riuscirà a costringere il PdL a chiudere il suo forno in faccia all’UdC.

 
05/02/2010 - Attenzione Casini! (Alberto Pennati)

Se veramente l'Udc dovesse scegliere di stare a sinistra, avrebbe stessa sorte dei "cattolici" andati subito da quella parte: alla fine, sparirebbe.