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APPELLO/ Cari Formigoni e Penati, vi spiego perché ci vuole un assessorato all’immigrazione

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E si tratta di un programma oltremodo fondamentale in quanto destinato a caratterizzare i cinque anni che porteranno la Lombardia all’appuntamento strategico di Expo 2015. Dunque, perché non inserire nei programmi elettorali un punto che sparigli le carte, che apra ad una novità, che indichi una strada ragionevole da percorrere tutti insieme?

La proposta che formulo al futuro Governatore della Lombardia, ma che vale naturalmente per tutti i Governatori, è semplice: dar vita in Lombardia ad un assessorato dedicato all’immigrazione e alla coesione sociale. In questo modo il soggetto immigrato si sentirebbe un po’ meno straniero, un po’ meno corpo estraneo, da sopportare. Perciò riconosciuto il giusto anche in sede istituzionale. È chiedere troppo? È una proposta irrealistica? Non lo credo assolutamente. E sgombro subito il campo da una possibile obiezione, ovvero che la formazione di un assessorato ad hoc sarebbe come costruire un ghetto, un recinto, un’enclave istituzionale. In definitiva un autogol.

Con la Fondazione Ethnoland ho modo di incontrare quotidianamente immigrati. Di raccogliere le loro storie. Di condividerne speranze e preoccupazioni. Una prossimità che genera umana ricchezza. E che mi ha fatto capire come, oggi più che mai, l’immigrato avverta intorno alla propria persona un deficit di fiducia. Una “svalorizzazione” di sé. È come se gli venisse a mancare la terra sotto i piedi. Una condizione insostenibile anche dal punto di vista psicologico.

Per questo motivo la nascita di un assessorato strutturalmente pensato per occuparsi delle piccole e grandi questioni che lo riguardano, beninteso in armonia con la tradizionale vita amministrativa, avrebbe quasi il valore di un abbraccio, di un beau geste, finalmente di un plus di fiducia. Un’attenzione particolare per un bene comune.

 

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