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martedì 9 febbraio 2010
È ancora troppo presto per sperare in un sondaggio sulla svolta congressuale di Antonio Di Pietro. Ci vorrà ancora qualche giorno per capire se il suo richiamo quasi da manuale scolastico di fisica («basta resistenza, passiamo all’alternanza»: sembra una lezione di teoria dell’elettricità) è stato digerito o no dalla base del partito, ma soprattutto se è in grado di calamitare nuovi consensi fuori dall’Idv in vista delle elezioni regionali ormai imminenti.
Le ultime rilevazioni, che risalgono a metà della settimana scorsa, spiegano almeno in parte la necessità della sterzata. I principali sondaggisti segnalano una tendenza al consolidamento dei blocchi. Sia Crespi sia Mannheimer, per esempio, attribuiscono l’identico peso ai partiti maggiori: 38 per cento al Pdl e 27,5 al Pd.
Molto simile anche la stima dell’Udc (6,7 contro 6,5 per cento). Differenze più sensibili per quanto riguarda la forza elettorale della Lega (all’11 per cento secondo Crespi, record storico, e 9,6 per Ispo) e appunto dell’Italia dei valori (per Crespi è scesa al 6,2 mentre per Mannheimer resta attorno al 7,5).
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