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LAZIO/ Lista Pdl: secondo Napolitano la decisione spetta ai giudici

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L’irritazione del presidente del Consiglio al racconto è così vieppiù cresciuta, e il ministro Sandro Bondi non è stato in grado di contrapporre nessun ragionamento plausibile che in qualche modo potesse giustificare quella che il collega La Russa definisce «grande leggerezza, sulla quale andremo fino in fondo».

Eppure già ieri sera c’è chi faceva arrivare ad Arcore l’idea di un decreto che permetta di riaprire i termini di presentazione delle liste qualora i vari gradi di giudizio respingano le tesi del Pdl romano. Berlusconi però non sembra voler prendere in considerazione l’eventualità fatta filtrare a palazzo Chigi come logica conseguenza dell’appello al capo dello Stato.

«Comunque vada questa storia ha già segnato la campagna elettorale - spiegava ieri sera un ministro - qualcuno sembra non ricordare che nel Lazio c’è Emma Bonino reduce da uno sciopero della fame proprio sul tema dove noi siamo scivolati». In effetti nemmeno Pierluigi Bersani, ammesso che ne avesse l’intenzione, riuscirebbe a convincere i radicali al ”beau geste”, visto che le loro liste sono state escluse in moltissime regioni. Lombardia compresa.

Al tono un po’ depresso di Pier Ferdinando Casini («spero che il Pdl riesca a dimostrare la regolarità della lista»), c’è chi contrappone il delirio che ormai da tempo vive il Pdl nel Lazio con la componente di Forza Italia completamente succube della ex galassia missina confluita prima in An e poi nel Pdl. 

 

 
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