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ELEZIONI/ Berlusconi va in piazza con un diavolo per capello: nuovo Pdl e rimpasto di governo

Anche Berlusconi, dopo la sinistra, ha deciso di manifestare. «Ma la piazza - dice MASSIMO FRANCO, notista politico del Corriere - è autoreferenziale ed è sempre un’incognita»

berlusconi_bamboccioR375.jpg (Foto)

 

Dopo il susseguirsi di sentenze, decisioni e ricorsi sulle liste elettorali, Berlusconi ha deciso di cambiare strategia. La gente comincia ad essere stanca, è convinto il premier, di sentir parlare di timbri e ricorsi. Occorre tornare a parlare di cose reali, anzitutto prendendo le distanze da chi ha tentato di estromettere il centrodestra dal voto in modo illiberale e antidemocratico. È questa la nuova linea del premier, che desta però non poche perplessità. Se non altro perché in piazza andrà anche la sinistra.

Tutti in piazza dunque. Berlusconi per difendere il voto e la sovranità popolare, Bersani e il Pd per denunciare i «trucchi» del centrodestra, Di Pietro e il popolo viola per scagliarsi contro la «correità» di Napolitano - aveva detto l’ex pm domenica scorsa - con chi si fa beffe della Costituzione, e contro la politica golpista del premier. «Ma la piazza è sempre una sorpresa - dice a ilsussidiario.net Massimo Franco, notista politico del Corriere della Sera -, un’incognita. Essendo il massimo dell’autoreferenzialità politica, può sempre succedere di tutto».

 

Berlusconi, come la sinistra, andrà in piazza, ma la sua scelta è controversa. Sintomo di debolezza, ansia di rimediare ai pasticci del caos, tentativo estremo di recuperare consenso?

 

Credo sia tutto questo. Da un lato c’è l’esigenza di rassicurare non solo un partito ma un intero elettorato, abbastanza disorientato da quello che è successo nelle ultime settimane. Dall’altro, c’è anche l’esigenza di rovesciare una tendenza che, rispetto a due settimane fa, è meno favorevole al centrodestra. E questo Berlusconi lo sa molto bene.

 

Anche la sinistra va in piazza, e per gli stessi motivi: difendere la democrazia delle regole.

 

Due osservazioni. Primo, è stato Di Pietro molto più del Partito democratico a dettare l’agenda. Credo poi che Bersani si sia sentito quasi obbligato a seguire Di Pietro, per non perdere i contatti con un certo centrosinistra che mi sembra molto più antiberlusconiano di quanto sia mai stato. Secondo, il cedimento del Pd all’Idv pone un importante interrogativo, che riguarda i rapporti tra l’intero centrosinistra e il Quirinale. Nel momento in cui fa una violenta polemica con Berlusconi che implica anche forti critiche a Giorgio Napolitano, Di Pietro non dà a Bersani sufficienti garanzie di difendere il Quirinale.

 

Sono molto meno entusiasti di andare in piazza Fini e Bossi. Come valuta la loro posizione?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista a Massimo Franco

 

 


COMMENTI
14/03/2010 - Voleva cambiare le cose glielo hanno impedito.... (Franco Labella)

Gentile signora Fei, mi scuserà se le rivolgo una domanda relativa ad una sua affermazione che riporto virgolettata:" Voleva cambiare le cose glielo hanno impedito con mille mezzi". Devo essermi distratto io o lei non considera che l'attuale Governo ha la maggioranza più ampia dell'intero periodo repubblicano? E poi dopo aver letto degli ultimi "consigli" dati per telefono da B. a persone come Innocenzi, membro dell'Agom ed ex-dipendente della azienda di proprietà del Presidente del Consiglio e Minzolini, Direttore del TG1, non le sembra un po' azzardato parlare di impedimenti all'azione di "cambiamento"? Io non conosco la sua età ma se per caso avesse figli in età da scuola media superiore faccia un giretto per le scuole. Capirà che la "grande riforma epocale" del Ministro Gelmini nasce in una situazione che è un eufemismo definire di assoluta e totale incertezza riguardo ad indirizzi ed opzioni attivate, riguarda ai programmi di studio (c.d. Indicazioni nazionali) e riguardo finanziamenti ed organici. Eppure si sono stampate migliaia di brochure e attivati siti dimenticando un piccolo particolare: ad oggi i Regolamenti non sono in Gazzetta Ufficiale e le Regioni devono poter esercitare le loro prerogative in materia di dimensionamento regionale. Ultima perla? Siamo l'unico paese in Europa che, dall'anno prossimo abolisce lo studio del Diritto e dell'Economia nella scuola media superiore. E lei parla di impedimenti? Franco Labella

 
12/03/2010 - Grazie (M.Rita Bianco)

per la spiegazione. Come spesso accade, l'articolo é difficile da seguire per chi, come me,é semplice... Leggendo il commento che segue, ho capito immediatamente e concordo. Io sono abbastanza nauseata dalla politica in generale, da tutto il sistema, dalla modalità del "contro" e di ben altro, ma so che ho votato PDL per Berlusconi, pregi e difetti, mi sono fidata di lui e mi fido di lui. Giustamente non é un santo. Ma qualcuno lo é? Certo sì, ma non qui nei paraggi, anzi! E lui non si camuffa, lui non parla di valori (di carta) o di onesti (con la mano lunga).... Io continuerò a votare Berlusconi, poi si vedrà.

 
11/03/2010 - Troppe disquisizioni... (sandra fei)

Perché gli intellettuali che vogliono gestire le opinioni sul presente e sul futuro della politica italiana parlano sempre in maniera subdola? Capisco la necessità di fare interviste, però chiedo: perché non fare uno storico onesto del "fattore" Berlusconi? Si misurerebbe quanto il suo successo iniziale ha scaturito invidia, odio e vendetta a scapito di noi cittadini. Voleva cambiare le cose glielo hanno impedito con mille mezzi, mettendogli i bastoni tra le ruote. Poi l'hanno attaccato con la complicità della magistratura. Anche su queste pagine si è detto quanto grave sia ormai la presa di potere della magistratura, ma quando si parla di Berlusconi, si dice soltanto che lui peggiora le cose attaccando. Perché non diciamo che contrattacca? Si può essere o no d'accordo sul modo e l'opportunità, ma far sembrare che lui sia il colpevole di una simile situazione, mi sembra un po' azzardato.Ricerca di consenso tra gli i lettori? Certo, Berlusconi non è un santo e non ha fatto tutto quello che aveva promesso di fare, ma ce l'ha messa tutta, salvo fidarsi troppo di Letta, forse, che pensa sempre che la strada sia non di asfalto o di terra ma lastricata di uova e a volte esagera nella delicatezza. Vorrei vedere un Bersani e un Veltroni affrontare tutto quello che è toccato a Berlusconi. Diamogli almeno ciò che è giusto. Tutto intorno a noi è diventato una questione di potere e il questurino la fa da padrone. Perché glielo lasciamo fare? E nessuno osa rimettere al suo posto Fini...