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ELEZIONI REGIONALI/ Così Bossi si prepara a far le scarpe a Berlusconi

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Per di più, oltre al sindaco di Milano, anche il Vice Sindaco De Corato è stato attaccato da Salvini, che si è beccato del "Leoncavallino" (da giovane). Schermaglie, certamente. Ma significative di quello che sarà lo scenario a urne chiuse quando, presumibilmente, la Lega crescerà e chiederà. Anche se in politica chiedere è un conto, ottenere, un altro.

Il fatto è che lo stato maggiore leghista rappresenta oggi una sorta di soviet capace di organizzare una presenza capillarmente efficace e, soprattutto, in grado di motivare il proprio popolo sui temi nordisti e sulle parole d'ordine che ben conosciamo. Ogni leghista è, da Bossi in giù, un attivista e un sindacalista. E questo fa la differenza, sia a destra che a sinistra. "Altro che quei mollaccioni del Pdl", si dice dalle parti di Via Bellerio. E tuttavia...

Tuttavia la politica ha le sue logiche, oltre che i suoi numeri. E il Senatur è consapevole del fatto che, se il Pirellone gli è vietato, anche Palazzo Marino sarà ancora off limits per le camicie verdi. Non solo o non tanto per il deludente e non rimpianto periodo formentiniano, quanto, soprattutto, perchè a Milano la Lega è, ad oggi, un partito troppo piccolo rispetto al Pdl. Crescerà, ma mai al punto di pretendere il Primo Cittadino. Al massimo, potrà chiedere (e ottenere) il vice sindaco. La Russa è avvisato.

Quanto al Cavaliere, l'alleanza con Bossi è strategica per le riforme, e viceversa. Il punto vero non sono i risultati del match, compreso quello tutto dentro l'alleanza di governo. Il punto è e sarà: come riempire di riforme il triennio. Su questo si giocherà la tenuta dell'alleanza. E non solo. Berlusconi e Bossi farebbero bene a ricordarselo.



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