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TV/ Paragone (Rai): perché la par condicio ci vuole tutti come Santoro?

Santoro_MicheleR375.jpg (Foto)



Certo. Io avevo già preparato un’inchiesta sul cibo sprecato, i nuovi poveri, l’esperienza del Banco alimentare. Una puntata di grande impatto sociale, curata, fuori dal vociare del talk-show classico e senza l’assillo degli ascolti. Purtroppo non si può più fare, è stata scelta la soluzione più drastica.

Una scelta che sposterà i telespettatori su Sky e Mediaset, secondo lei?


Chi ha fame e sete di politica cercherà l’informazione altrove, non c’è dubbio.

Secondo lei la par condicio andrebbe ripensata?


In realtà non mi ha mai convinto. I garanti della par condicio sono, e devono rimanere, gli stessi professionisti dell’informazione. Assegnare lo stesso spazio a un partito come La Destra di Storace e al Pd di Bersani, o ai Radicali e al Pdl non mi sembra corretto. Chi oggi parla di “colpo di mano” del centrodestra dovrebbe però riflettere più attentamente.

Cosa intende?


Il palazzo ha sempre provato a imbrigliare il giornalismo, le inchieste, a evitare le domande scomode. È una tentazione che ci sarà sempre e riguarda tutti i palazzi, basti pensare ai problemi che ha avuto Gad Lerner a trattare il caso Telecom su La7, al fatto che il centrosinistra si sia sempre sottratto alle mie trasmissioni e che la stessa Emma Bonino, al di là di quello che dice, per tre volte abbia lasciato cadere il nostro invito.

Abbiamo qualcosa da imparare dalle televisione e dalle tribune politiche degli altri Paesi?

Non ho mai avuto il pallino per i modelli che negli altri paesi funzionano, anche perché il tentativo di trapiantarli in Italia non ha sempre prodotto grandi risultati. Le peculiarità del nostro Paese solitamente produce il rigetto.

Al di là delle polemiche tra Vespa e Santoro per una volta sembrate tutti d’accordo?