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Politica

TV/ Paragone (Rai): perché la par condicio ci vuole tutti come Santoro?

La polemica scoppiata in seguito alla decisione del Cda della Rai di cancellare i programmi d’informazione politica fino alla data del voto non accenna a placarsi. GIANLUIGI PARAGONE, conduttore de L’Ultima Parola, affronta il tema della par condicio e della libertà d'informazione

Santoro_MicheleR375.jpg(Foto)

La polemica scoppiata in seguito alla decisione del Consiglio di Amministrazione della Rai di cancellare i programmi d’informazione politica fino alla data del voto non accenna a placarsi. Bruno Vespa ha attaccato la scelta dei vertici di Viale Mazzini accusando Michele Santoro di essere la causa di una decisione “grave e ingiusta”. Il conduttore di Annozero ha annunciato che andrà in onda su altri canali e ha replicato al collega: «Mi sta facendo tornare ragazzino, a scuola c’era sempre un compagno di classe birbantello che indicava l’altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui, quello che sta succedendo non ha precedenti nella storia della tv occidentale». Giovanni Floris si unisce al coro: «Il servizio pubblico rinuncia a fare quello per cui è nato». Gianluigi Paragone, conduttore de L’Ultima Parola, in un’intervista a ilsussidiario.net, assolve parzialmente il Cda: «Leggendo la norma partorita da Beltrandi (relatore in Commissione di Vigilanza Rai del regolamento sulla par condicio ndr) era evidente l’alto rischio di sanzioni. È una decisione frutto dell’incertezza».

Questo provvedimento non garantisce un’informazione più equilibrata in quest’ultimo mese che ci divide dalle elezioni? 

No, è una decisione che mette in difficoltà tutti i soggetti coinvolti. I cittadini, in assenza di trasmissioni di approfondimento, non verranno aiutati a comprendere le differenze tra i candidati e i partiti che saranno chiamati a votare. Per chi è appassionato di politica, poi, i talk-show sono come le spezie. Se le elimini ti privi dei sapori, anche di quelli più piccanti.
A chi fa il mio lavoro viene infine negata la possibilità di approfondire uno dei momenti più caldi e interessanti, nel quale sarebbe più corretto e utile informare. Questo mese di “ibernazione” è un fatto grave, un brutto precedente, dovuto soprattutto alla mancanza di buon senso. Ma il peccato originale, ripeto, non risiede tanto nella decisione del Cda, quanto nella norma Beltrandi.

C’erano altre soluzioni possibili secondo lei?

Le possibilità erano tre: smettere di andare in onda, proseguire con i programmi osservando pedissequamente il dettato di quella norma, ospitando cioè tutti i partiti. Oppure, evitare di invitare i politici trattando temi diversi e non strettamente politico-elettorali. 

Come aveva fatto Santoro nella puntata dedicata al caso Morgan?