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Politica

CASO FORMIGONI/ Napolitano, ecco perché il decreto legge è l’unico rimedio al pasticcio

formigoni_napolitano_berlusconi_R375.jpg(Foto)

 

Rispetto a queste voci di forte dissenso rispetto all’uso del decreto legge, mi limito a rilevare che questa costituisce una prassi che si è già utilizzata nella tradizione del nostro paese, e per di più in una fase che, quanto a tasso di conflittualità politica, non aveva nulla a che vedere con quella attuale.

 

E questo sarebbe un punto a favore? Il decreto allora fu varato da un governo tecnico.

 

Ritengo che l’alto grado di scontro politico attuale non cambi molto la sostanza delle cose. Che implica un bilanciamento di valori costituzionali, anche nell’ipotesi - ma su questo non ho elementi - di eventuali imprecisioni nella presentazione delle liste da parte di alcune parti politiche. Ma la sostanza dei valori costituzionali in gioco è quella di consentire il libero concorso dei cittadini alla determinazione della politica nazionale, e in questo caso della politica regionale, che nel contesto costituzionale odierno è molto rilevante.

 

Nella sua valutazione non pesano eventuali responsabilità in imprecisioni e irregolarità da parte di alcuni partiti?

 

Su eventuali irregolarità la magistratura amministrativa potrà esprimersi, ma è evidente che questi soggetti politici manifestano l’intenzione di voler «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale», come dice l’articolo 49 della Costituzione. È un valore costituzionale; non credo che questo valore, così significativo per la collettiva gestione democratica delle istituzioni regionali, possa essere sottovalutato in ragione di una mera polemica politica.

 

Un eventuale decreto potrebbe contenere o un rinvio del termine di presentazione delle liste, oppure un rinvio delle elezioni. Pare però che sul primo Napolitano non sia d’accordo.

 

Il rinvio delle elezioni è una possibilità, ma comporta un prolungamento notevole della campagna elettorale. Ne possono derivare conseguenze pesanti per la collettività, in termini di costi. Costi che evidentemente sono sopportati dal finanziamento lecito dei partiti; ma anche costi derivanti dal blocco delle attività politico-amministrative degli enti regionali e locali, rispetto ai quali le elezioni costituiscono un momento fondamentale per il riavvio delle attività politiche. Pensiamo alla sanità, per esempio.

 

Invece di un decreto, l’ipotesi di una legge è percorribile?

 

Dal punto di vista astratto, sì. Dal punto di vista pratico, però, il problema è quello dei tempi. Invece un decreto legge può essere promulgato e pubblicato in un tempo molto breve, ferma restando la sua compatibilità costituzionale, che il presidente della Repubblica evidentemente dovrà valutare all’atto della promulgazione.

 

Ma ci sarebbe una diversità di sostanza tra una legge e un decreto legge in materia?

 

 

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COMMENTI
07/03/2010 - La democrazia senza regole non è democrazia (Franco Labella)

Il signor Pozzi scrive: "Voler però difendere le regole ad ogni costo, incuranti della ferita che si recherebbe alla democrazia, è perdere la misura sulla realtà" Ma la Realpolitik e cioè violare ripetutamente le regole (come ad esempio è stato fatto in ultimo con un decreto legge "interpretativo" che viola la L.400/88 art. 15 c.2 come ha scritto stamani il prof. Gustavo Zagrebelsky) quanto è compatibile con la democrazia? Una democrazia senza regole , semplicemente, non è democrazia. E a proposito di senso della realtà: quale senso della realtà ha un provvedimento che pretende di stabilire che la presenza di una persona ad una certa ora in un ufficio elettorale equivale alla presentazione, da parte del medesimo, della lista? Alla luce di quanto sta accadendo in questi ultimi giorni in Italia si capisce il senso della decisione del Ministro Gelmini, di eliminare, dall'anno prossimo, nelle scuole superiori italiane, lo studio del Diritto. Meno se ne sa e più semplice sarà spacciare violazioni reiterate di principi giuridici basilari per decisioni inevitabili per "salvare" la democrazia. Ma quale democrazia? Franco Labella

 
05/03/2010 - difendiamo le regole e buttiamo a mare le elezioni (Luca Pozzi)

Che grande assurdità! Il pensiero pare logico: chi ha sbagliato, paghi. Ma ci sono di mezzo delle elezioni e il bene da difendere è che non siano false. L'esclusione di una lista a cui sono attribuite evidenti possibilità di vittoria non è una punizione che andrebbe a colpire solo chi ha presentato la lista, ma l'elettorato e la veridicità del risultato. Non oso immaginare quale strascico potrebbe avere uno sviluppo di questo tipo. Chi ha sbagliato ha sbagliato, non ci piove. Voler però difendere le regole ad ogni costo, incuranti della ferita che si recherebbe alla democrazia, è perdere la misura sulla realtà.

 
05/03/2010 - Catastrofe pirandelliana (Giuseppe Cambria)

Risulta inconcepibile alla mente umana mediamente intelligente comprendere quanto avvenuto al di là di ipotesi le più bizzarre. Ma che nelle due regioni più importanti d'Italia ci siano organizzazioni elettorali così bislacche lascia interdetti e comunque rende l'idea di quale pressapochismo regni all'interno del mondo politico. con buona pace di Formigoni, Polverini e compagnia cantando. E' veramente opprimente ritrovarsi in queste condizioni miserevoli prescindendo da colpe, da tradimenti o da qualsiasi altra causa abbia generato questo caos degenere mai accaduto in sessanta e passa anni di democrazia repubblicana.

 
05/03/2010 - Spiace, ma comunque VERGOGNA (Marcello Ruffini)

A parte le scuse/polemiche/dietrologie/accuse, perchè fare questa figura penosa?? E qualsiasi intervento salva Formigoni lascerà comunque su di lui e i suoi elettori -me compreso- la vergogna di essere degli incompetenti. Le accuse di Formigoni:"anche gli altri non sono proprio a posto" peggiorano solo la sua situazione per lo meno ridicola. Mi dispiace sinceramente ma è veramente un peccato. Anzi, una vergogna.

 
05/03/2010 - Il problema è il diritto dei cittadini (PAOLA CORRADI)

Vediamo di capirci, al di là degli errori che hanno fatto i nostri rappresentanti politici, cosa che prima o poi si dovrà fare per capire bene come sono andate le cose, ma il non permettere il voto a circa il 50% dei cittadini che non hanno sbagliato proprio niente non è costituzionale. E quindi credo che per garantire questo diritto di libertà debba essere fatto un decreto per spostare o la data della presentazione delle liste o la data delle elezioni. Tra l'altro un conto è la regola e un conto è un diritto costituzionale. Se è vero che i giudici hanno solo la possibilità di verificare le regole allora non sono loro che devono risolvere il problema. E se per fare questo dobbiamo andare a Canossa, si andrà a Canossa.

 
05/03/2010 - chi sbaglia, paga (Pasquale Incoronato)

Nella nostra democrazia esistono delle regole chiare. Queste regole sono state sottovalutate da chi le avrebbe dovute rispettare. Se oggi le aggiriamo con un decreto-legge, con un pasticcio giuridico-politico, come rispondere a chi, organizzazione politica o singolo cittadino, un domani si ritrovi in una situazione simile, indipendentemente dal peso politico che ha? Se sbagli e sei potente troviamo il modo di "aggiustare" le cose? Mi dispiace: chi sbaglia, paga e, parafrasando il vecchio e saggio proverbio, i "cocci" sono suoi. Invece di accusare a destra e sinistra, Formigoni analizzasse meglio cosa è accaduto a casa sua. Saluti.