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CASO FORMIGONI/ Napolitano, ecco perché il decreto legge è l’unico rimedio al pasticcio

Pubblicazione:venerdì 5 marzo 2010

formigoni_napolitano_berlusconi_R375.jpg (Foto)

 

No, perché in questo caso sia la legge sia il decreto legge avrebbero come contenuto o una proroga per la presentazione delle liste, o lo slittamento del voto. Ora delle due soluzioni, che le si proponga a mezzo di legge ordinaria o di decreto legge, non credo che cambi granché quanto al contenuto della previsione legislativa. Ma allora, se c’è consenso politico sul consentire un reale contesto elettorale con la presenza di tutte le forze politiche, o comunque di quelle più significative, è chiaro che il percorso parlamentare non porterebbe nessun arricchimento dal punto di vista del contenuto del testo, perché la misura dispositiva che si ipotizza è quella che abbiamo detto.

 

Professore, torniamo per un attimo all’ipotesi del Tar.

 

Il Tar, nonostante le difficoltà che si troverebbe a dover sopportare nell’affrontare una decisione di tale portata politica, sicuramente si limiterebbe ad applicare la legge, interpretandola. Quella del Tar mi pare una strada sicuramente percorribile, però non so se una questione che ha assunto una valenza politica così significativa, possa e debba essere affidata a un giudice amministrativo.

 

E dopo il Tar c’è solo il Consiglio di stato.

 

Il Consiglio di Stato darebbe una decisione con tutti i crismi dell’imparzialità e dell’indipendenza dell’organo giurisdizionale, ma è un giudice d’appello sulla decisione del Tar. Proprio per questo la sentenza del Tar sarebbe sprovvista della definitività necessaria. E altre parti, ove dovessero risultare vittoriosi i ricorrenti, potrebbero impugnare davanti al Consiglio di stato la sentenza del Tar. Continuerebbe l’escalation giudiziaria, lasciando il corpo elettorale in attesa dell’esito. Ma non è tutto.

 

Si spieghi.

 

Anche con i brevissimi tempi previsti, un inevitabile ricorso al Consiglio di stato - quale che fosse l’esito del ricorso al Tar - segnerebbe inevitabilmente la campagna elettorale. Essa sarebbe tutta giocata, per un periodo non indifferente, su diatribe di tipo legale, anziché su contenuti legati al contesto politico. Sarebbe un’erosione del tempo che la legge stessa destina allo svolgimento della campagna elettorale.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 



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COMMENTI
07/03/2010 - La democrazia senza regole non è democrazia (Franco Labella)

Il signor Pozzi scrive: "Voler però difendere le regole ad ogni costo, incuranti della ferita che si recherebbe alla democrazia, è perdere la misura sulla realtà" Ma la Realpolitik e cioè violare ripetutamente le regole (come ad esempio è stato fatto in ultimo con un decreto legge "interpretativo" che viola la L.400/88 art. 15 c.2 come ha scritto stamani il prof. Gustavo Zagrebelsky) quanto è compatibile con la democrazia? Una democrazia senza regole , semplicemente, non è democrazia. E a proposito di senso della realtà: quale senso della realtà ha un provvedimento che pretende di stabilire che la presenza di una persona ad una certa ora in un ufficio elettorale equivale alla presentazione, da parte del medesimo, della lista? Alla luce di quanto sta accadendo in questi ultimi giorni in Italia si capisce il senso della decisione del Ministro Gelmini, di eliminare, dall'anno prossimo, nelle scuole superiori italiane, lo studio del Diritto. Meno se ne sa e più semplice sarà spacciare violazioni reiterate di principi giuridici basilari per decisioni inevitabili per "salvare" la democrazia. Ma quale democrazia? Franco Labella

 
05/03/2010 - difendiamo le regole e buttiamo a mare le elezioni (Luca Pozzi)

Che grande assurdità! Il pensiero pare logico: chi ha sbagliato, paghi. Ma ci sono di mezzo delle elezioni e il bene da difendere è che non siano false. L'esclusione di una lista a cui sono attribuite evidenti possibilità di vittoria non è una punizione che andrebbe a colpire solo chi ha presentato la lista, ma l'elettorato e la veridicità del risultato. Non oso immaginare quale strascico potrebbe avere uno sviluppo di questo tipo. Chi ha sbagliato ha sbagliato, non ci piove. Voler però difendere le regole ad ogni costo, incuranti della ferita che si recherebbe alla democrazia, è perdere la misura sulla realtà.

 
05/03/2010 - Catastrofe pirandelliana (Giuseppe Cambria)

Risulta inconcepibile alla mente umana mediamente intelligente comprendere quanto avvenuto al di là di ipotesi le più bizzarre. Ma che nelle due regioni più importanti d'Italia ci siano organizzazioni elettorali così bislacche lascia interdetti e comunque rende l'idea di quale pressapochismo regni all'interno del mondo politico. con buona pace di Formigoni, Polverini e compagnia cantando. E' veramente opprimente ritrovarsi in queste condizioni miserevoli prescindendo da colpe, da tradimenti o da qualsiasi altra causa abbia generato questo caos degenere mai accaduto in sessanta e passa anni di democrazia repubblicana.

 
05/03/2010 - Spiace, ma comunque VERGOGNA (Marcello Ruffini)

A parte le scuse/polemiche/dietrologie/accuse, perchè fare questa figura penosa?? E qualsiasi intervento salva Formigoni lascerà comunque su di lui e i suoi elettori -me compreso- la vergogna di essere degli incompetenti. Le accuse di Formigoni:"anche gli altri non sono proprio a posto" peggiorano solo la sua situazione per lo meno ridicola. Mi dispiace sinceramente ma è veramente un peccato. Anzi, una vergogna.

 
05/03/2010 - Il problema è il diritto dei cittadini (PAOLA CORRADI)

Vediamo di capirci, al di là degli errori che hanno fatto i nostri rappresentanti politici, cosa che prima o poi si dovrà fare per capire bene come sono andate le cose, ma il non permettere il voto a circa il 50% dei cittadini che non hanno sbagliato proprio niente non è costituzionale. E quindi credo che per garantire questo diritto di libertà debba essere fatto un decreto per spostare o la data della presentazione delle liste o la data delle elezioni. Tra l'altro un conto è la regola e un conto è un diritto costituzionale. Se è vero che i giudici hanno solo la possibilità di verificare le regole allora non sono loro che devono risolvere il problema. E se per fare questo dobbiamo andare a Canossa, si andrà a Canossa.

 
05/03/2010 - chi sbaglia, paga (Pasquale Incoronato)

Nella nostra democrazia esistono delle regole chiare. Queste regole sono state sottovalutate da chi le avrebbe dovute rispettare. Se oggi le aggiriamo con un decreto-legge, con un pasticcio giuridico-politico, come rispondere a chi, organizzazione politica o singolo cittadino, un domani si ritrovi in una situazione simile, indipendentemente dal peso politico che ha? Se sbagli e sei potente troviamo il modo di "aggiustare" le cose? Mi dispiace: chi sbaglia, paga e, parafrasando il vecchio e saggio proverbio, i "cocci" sono suoi. Invece di accusare a destra e sinistra, Formigoni analizzasse meglio cosa è accaduto a casa sua. Saluti.