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SCENARIO/ Mario Mauro (Ppe): la scossa di Napolitano

Pubblicazione:venerdì 5 marzo 2010

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«Una delle conquiste più importanti del Trattato di Lisbona si riferisce proprio all'attribuzione di maggiori poteri al Parlamento europeo, soprattutto nel campo delle deliberazioni di carattere legislativo attraverso procedure di co-decisione che sono state praticamente generalizzate. Il Parlamento europeo deve ora esercitare pienamente questi nuovi compiti». 

 

La presenza del Capo dello Stato alla Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo costituisce uno stimolo istituzionale che di fatto innova, attraverso relazioni informali, la piena attuazione del Trattato di Lisbona come già auspicato in questi giorni dal Presidente del Consiglio europeo Hermann Van Rompuy.

 

C'è una terra di nessuno che deve essere esplorata nell'interesse dei popoli europei se vogliamo che le potenzialità del Trattato di Lisbona dispieghino opportunità e rendano l'Europa capace di parlare con una voce sola, di agire come un sol uomo.

 

Oggi l'Europa fatica a ritrovare se stessa e questa crisi di identità intacca in modo non trascurabile anche il tradizionale europeismo degli italiani che è in costante e preoccupante calo. L'Unione ha bisogno di una scossa e del coraggio dell'ambizione che il presidente della Repubblica ha in modo saggio saputo dare attraverso le parole pronunciate ieri al Parlamento Europeo.



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COMMENTI
05/03/2010 - MAURO FOR PRESIDENT (Francesco Giuseppe Pianori)

Sono molto contento che il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano sia un europeista convinto, pur essendo stato in passato, insieme al suo PCI, strenuamente ostile alla Comunità Europea in nome di quell'Internazionalismo Proletario di cui era assertore indefesso e fedele. Io, in tutta sincerità, preferirei vedere Mario Mauro stesso al suo posto in quanto da sempre europeista esplicito e cordialmente impegnato nella costruzione di questa patria comune. Fin da bambino (1954-1958)la mia maestra (cattolica) mi educò ad amare e costruire l'Europa, sull'onda di quella visione di ampio respiro propria di De Gasperi. Perché oggi i cittadini non "sentono" l'Europa? Semplice. Nessuno li educa, come invece lo fummo noi da piccoli, a vedere nella collaborazione e nel rispetto fra persone e popoli il bene di tutti. Da giovane ho amato tanto le famose sei nazioni fondatrici del Trattato di Roma quanto i popoli allora al di là della Cortina di Ferro. Fu l'educazione di mio padre e della mia maestra, l'educazione ricevuta nella Chiesa. Spero proprio che il nostro Presidente, pur in tarda età, abbia capito che è questa la strada per essere europei sinceri: un'educazione e non solo i Trattati. L'Europa la fanno i cittadini prima che le Istituzioni. Ecco perché Mario Mauro sarebbe il naturale Presidente dell'Unione Europea.