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APPELLO/ Da Lupi e Mauro (Pdl): cari Bersani e Di Pietro, ripartiamo dalla lettera di Napolitano

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Le reazioni al dl interpretativo del governo dimostrano la concezione di democrazia che hanno alcune forze politiche di opposizione in Italia. Non si vincono le elezioni conquistando il voto degli elettori facendosi giudicare per quello che si è fatto o proponendo un’alternativa di governo, ma eliminando l’avversario a tavolino sperando in qualche burocrate zelante che interpreta le norme a proprio piacere.

Nessuno si è nascosto dietro il Colle. Può stare tranquillo il leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani che ieri ha attaccato il Governo sull’argomento. Non c’è mai stata alcuna divergenza tra la maggioranza e il Presidente. Lo dimostra la bellissima risposta alle lettere di due cittadini che il sito del Quirinale ha pubblicato sabato. Una valutazione, quella di Napolitano, che tiene conto di tutti i fattori in gioco. Tiene conto innanzitutto del diritto dei cittadini di poter scegliere il proprio candidato, e nello stesso tempo riesce a fugare ogni dubbio sul presunto mancato rispetto delle regole da parte di qualcuno.

“Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la Corte d'Appello di Milano. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico”.


Napolitano firmando il decreto legge, lungi dal distinguere tra forma e sostanza, ha invece voluto intendere che forma e  sostanza coincidono, dimostrando profondo attaccamento al bene comune, assoluto equilibrio e  imparzialità.

 

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COMMENTI
10/03/2010 - ripartiamo dalla lettera di Napolitano (ennio rossi)

Lupi e Mauro dovrebbero commentarmi questo link, visto che sono degli esperti: http://www.youtube.com/watch?v=_sTvUbieCfs

 
10/03/2010 - la paura del confronto è indice di incertezza (Francesca Palazzo)

Mi congratulo con gli Autori di questo articolo perchè, senza tanti giri di parole, hanno messo a nudo il nocciolo della questione; tanto rumore da parte dell'opposizione solo per una ragione anche malcelata: paura del confronto reale come indice di incertezza sostanziale, cioè povertà di certezza su quelle poche grandi cose che fanno l'uomo veramente uomo. Così, l'eliminazione formale dell'avversario è un povero tentativo di raggiungimento di una certezza che si sa già inesistente, perchè fa fuori l'elemento essenziale della competizione elettorale. La nostra volontà di elettorato attivo!

 
08/03/2010 - non cè neppure il senso del pudore (sergio re)

premesso che ritengo importante che le elezioni si possano fare con tutte le forze politiche i signori che hanno scritto questo articolo mentono sapendo di mentire un esempio per tutti il disastro della sanità nel lazio è dovuta al grande STARACE pardon Storace. Dopo aver fatto un casino vergognoso non chiedono scusa ma danno colpa agli altri complimenti

 
08/03/2010 - INDIFENDIBILI (orzowei stankomuch)

sinceramente mi pare che i berluschini si stiano arrampicando sugli specchi e i sinistrati abbiano perso il controllo, come al solito. quindi tutti indifendibili. che pena questa politica! http://cavillo.splinder.com/

 
08/03/2010 - "Volemose bene, damose da fa'" (Daniele Scrignaro)

Ci siamo lasciati abbindolare ancora una volta – da quelli che essendo nati come "mezzi" d'informazione si sono accaparrati il quarto, quinto e sesto potere. Abbiamo sprecato fiumi di parole: quando la possibilità di conoscere la verità è (ancora) lì a portata di mano: basta mettere in una stanza due rappresentanti per lista e ricontrollare tutti i fogli. Magia: magari, ne sarebbe uscito che liste e listini erano tutti corretti (salvo sviste lievi, per non perdere la faccia anche con la statistica); magari, ha trattenuto proprio la paura della verità. Formigoni ha provato e, su una parte, i risultati gli hanno indicato che nessuno poteva scagliare la prima pietra. "Dobbiamo seguire tutti insieme la strada indicataci dal Presidente": si cominci, che il Presidente non debba più far sapere che "la bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera" ha dovuto essere rielaborata così che non ci fossero "evidenti vizi di incostituzionalità".

 
08/03/2010 - Qu'allait il faire dans cette galère (spadon gino)

Giusta l'osservazione di Andrea Demozzi. Tanto casino per nulla! Bastava lasciare ai giudici il compito di sbrogliare la matassa e sarebbe successo quello che è successo oggi senza bisogno di decreti. Decreti che hanno ottenuto il risultato di sputtanare la maggioranza, di lasciare un'ombre sul presidente della Repubblica e di invelenire il confronto politico. C'è da chiedersi ma chi gliel'ha fatto fare a Napolitano di andare a impastoiarsi in un impiccio di cui aveva già indicato la soluzione?.

 
08/03/2010 - Ma a che cosa è servito il decreto interpretativo? (ANDREA DEMOZZI)

Una domanda: la Polverini è stata riammessa, come pure Formigoni, PRIMA dell'approvazione del decreto. Ma allora, a che cosa è servito?

 
08/03/2010 - Sgambetti inutili quelli dell' opposizione (GIOVANNI PIERONI)

Parafrasando l' impeccabile editoriale odierno della Prof.ssa di diritto costituzionale Violini, non vogliamo morire radicali ma liberi. Da ex anti Berlusconiano costretto, da chi è molto peggio di Berlusconi, a rivedere le completamente sue scelte.

 
08/03/2010 - liste e regole (Pierluigi Assogna)

Mi pare che il rispetto dei tempi di presentazione, chiaramente indicati, delle liste in lizza per una competizione elettorale, non possa essere liquidata come una interpretazione di norme al piacere di uno zelante burocrate, ma semplicemente come una dovuta adesione a norme accettate e codificate. Se qualcuno parte da un'altra visione, è difficile che ci si trovi tutti d'accordo sulle regole, come tutti auspicano continuamente. Che poi nella fattispecie la soluzione al brutto pasticcio fosse necessaria, è pacifico.

 
08/03/2010 - Certi fatti sono "rivelatori" (Luigi PATRINI)

La soluzione al problema è stata trovata: è certamente "la meno peggiore" per conseguire un risultato ottimo, quello di dare la possibilità reale di scelta agli elettori. Tuttavia, quando certe cose accadono, servono a capire meglio le persone. Il fatto che nessuno della maggioranza abbia avuto l'onestà di riconoscere che era stato compiuto un errore è certamente segno di "arroganza" o, per lo meno, di "superficialità". Se qualcuno lo trova, dica se può un termine "meno peggiore"!

 
08/03/2010 - Il minimo che Napolitano doveva esigere (spadon gino)

"Sta al giudice decidere", aveva suggerito il Presidente Napolitano nel momento del “pasticcio” e così doveva essere. Se proprio aveva timore di derive pericolose, egli. avrebbe dovuto almeno, prima di firmare il decreto legge, subordinare la Sua firma all’impegno, da parte del governo, di accompagnare tale decreto con un preambolo, una lettera esplicativa, una comunicato televisivo, o altro che fosse, in cui, assunta l’intera responsabilità dell’accaduto, si dichiarasse esplicitamente che la soluzione adottata era ispirata al principio del "minor male" o, se si vuole, della “patria carità”. Soluzione speciosa, s'intende, e tuttavia utile perché, ci avrebbe risparmiato (almeno!!!) l'ipocrita canea dei Bondi, dei Cicchitto, dei Gasparri, dei Bonaiuti, e del loro “patron”, i quali, usciti a buon mercato dall’impiccio, già ci frastornano, bava alla bocca, con accuse contro una sinistra vendicativa e contro una magistratura “politicizzata” che hanno la faccia tosta di addebitare all’attuale maggioranza l’intera responsabilità del “pasticcio”. Fescennino ignobile che, capovolgendo impunemente la verità, porta un nuovo assalto a quei “cittadini” della Repubblica che Berlusconi vorrebbe affogare nel mare gelatinoso ed informe che ha nome: “gggente”.(Gino Spadon)