BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ELEZIONI/ Il Tar di Roma ha messo a nudo il vero pasticcio tra Fi e An

L’analisi politica di quello che sembra essere il momento più difficile del partito di Berlusconi, dalla sua fondazione a oggi, nell'intervista a MARCELLO VENEZIANI

Berlusconi_Fini_PdlR375.jpg (Foto)

La decisione del Tar del Lazio di bocciare il ricorso del Pdl apre una nuova settimana di tensione politica legata alle ultime fasi del cosiddetto “caos liste”. Scampato il pericolo per i listini dei candidati Formigoni e Polverini, che potranno presentarsi alle elezioni regionali, il destino della lista Pdl di Roma e Provincia non è ancora chiaro. L’analisi politica di quello che sembra essere il momento più difficile del partito di Berlusconi, dalla sua fondazione a oggi, è però pienamente attuale.

Se da un lato, alla vigilia di questo incredibile caso, circolavano diverse voci sui malumori del Presidente del Consiglio, tentato dall’ipotesi di “riazzerare il partito”, dall’altro, nei giorni più difficili e nei quali era importante serrare le fila, Gianfranco Fini non ha esitato a dichiarare: «Il Pdl, così com’è, non mi piace».

Questi segnali di malessere - dice Marcello Veneziani a IlSussidiario.net -, non sono però «il frutto di una “fusione fallita” tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, né lo scontro tra due nomenclature, ma qualcosa di più profondo».

Come esce il Pdl da questa vicenda?

Innanzitutto distinguerei tra il caso laziale e quello lombardo. Il “pasticcio” di Roma è dovuto a uno scollamento preoccupante del partito locale. Là dove la leadership spetterebbe agli ex An mancano dei soggetti in grado di organizzare il partito e le conseguenze sono evidenti. Diversa la situazione in Lombardia dove si avverte la presenza reticolare di un partito compiuto nel quale la presenza di Formigoni è un collante notevole.  Qui il problema non è stato il dilettantismo o la disorganizzazione, ma la particolare attenzione che in questa occasione è stata riservata alla procedura di consegna delle liste. Difficile credere, come si è letto, a un presunto e improvviso crollo dell’attenzione da parte dei partiti, dopo anni di straordinaria precisione.

In che senso, secondo lei, le divisioni e i problemi del Pdl vanno al di là delle differenze tra Fi e An?


Di fatto la tensione tra i due partiti che hanno portato alla nascita del Pdl non è politica e sorpassa gli antichi steccati. Non si spiegherebbe infatti come mai c’è una componente della vecchia Alleanza Nazionale che oggi è molto più vicina a Berlusconi che a Fini. Il fatto è che non ci sono due visioni che si scontrano e che faticano a integrarsi. An, infatti, era già stata privata di una linea politica fin dagli ultimi tempi in cui la guidava Fini, mentre Forza Italia non ha un suo profilo politico culturale e si identifica pressoché totalmente nella monarchia berlusconiana. Le similitudini con il Pd non sono poi così poche.

Cosa intende?

 

CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO


COMMENTI
09/03/2010 - Vive la difference! (massari annalisa)

Marcello Veneziani individua il disagio interno al PDL e i motivi dello scollamento tra ex AN ed ex FI. La seconda formazione è nata senza un progetto politico, ma con finalità "altre" dalla politica e dal bene pubblico. Su una azzeccata campagna mediatica e sull'indubbio carisma del suo leader ha conquistato consensi e voti. Ci (li) ha fatto/i sognare. Ma il progetto politico lungimirante non c'è, Veneziani converrà, con Brunetta, che l'ottica economica tremontiana è limitata. Le riforme liberiste in senso stretto, d'altra parte, le ha fatte Bersani durante il governo Prodi. Infatti l'aspirina è calata di prezzo, e molto, anche. Fini oggi rappresenta invece la parte migliore della destra storica italiana, affezionata alla legalità, al bene pubblico, profondamente sociale ed etica. La differenza con Sarkozy, mi perdoni il Prof. Veneziani, mi sembra un po' artificiosa, oggi che il '68 lo rivaluta anche la Chiesa riconoscendogli il ruolo di spinta alla verità e alla solidarietà, facendolo partire, come attivo e sostanziale, dall'alluvione di Firenze, e dal nuovo corso inaugurato dal Concilio Vaticano II, e non ancora giunto a compimento pieno. Oggi Fini, con Bersani, Franceschini, Maroni (bisogna dirlo, anche se sono lontana dalle idee della Lega),Bindi, Casini, Vendola e Di Pietro, sono gli unici veri, autentici politici che l'Italia può vantare. Sarebbe l'ora che il dibattito passasse a loro, fra di loro, escludendone i miliardari e i loro patetici faccendieri.

 
09/03/2010 - Fini presidente della Repubblica.... (Marino Gerardo)

E' evidente che esiste un problema all' interno del PDL. Come risolverlo? 1.attraverso una scuola di formazione politica.Oggi il PDL non ha una classe politica all' altezza.Soprattutto non ha una classe dirigente giovane.La Lega per esempio ha la migliore classe politica nell' intero arco parlamentare. 2.candidare Fini alle prossime elezioni del Presidente della Repubblica. Dico questo perchè è evidente che Fini vuole fare il Presidente della Repubblica. E' un peccato che per un suo disegno possa andare a mare un patrimonio come il PDL in cui si riconoscono i moderati..E' evidente anche che difficilmente Berlusconi possa diventare Presidente della Repubblica in quanto a sinistra non lo votano e in più non avrebbe i voti dei Finiani.. Sono convinto che in questo modo tutte le pretese di Fini nei confronti di Berlusconi e del PDL ("..il PDL così com'è non mi piace") cadrebbero. In questo modo Berlusconi si toglierebbe una volta per sempre dalle scatole Fini. Fini dopo il settennato non conterà più nulla. Alzerà la mano per le varie votazioni al Senato e lì sarà relagato in un angolo (sempre più inutile..). Quindi il Cav. avrà due grandissimi meriti: 1.di avere SDOGANATO nel 94 i fascisti di Fini che avevano un' inutile 5% e che erano destinati a fare l' opposizione a vita.. 2.di avere provveduto alla "STAGIONATURA" di Fini relangandolo in questo modo ad un veloce prepensionamento..Ditemi voi immaginate Fini senatore a vita a 70 anni?Sarà come SEMPRE TOTALMENTE INUTILE..