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RU486/ Da oggi più "facile", ma è davvero una libera scelta abortire?

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Entra in commercio la pillola abortiva e non si vede cosa ci guadagnino le donne da un sistema che risulta più doloroso e che continua ad andare nella via della privatizzazione di una scelta tragica: l’aborto.

È come se, novità dopo novità, discutessimo sempre sui dettagli, ma ci scordassimo dei protagonisti, di quello che passano e di quelli che sono i loro diritti. Certo che il dettaglio conta: “non un aborto banalizzato, ma un aborto vissuto in tutta la sua crudezza”, commenta la ginecologa Alessandra Kusterman (La carne e il cuore: storie di donne, a cura di C Bellieni. Cantagalli 2010) e le fa eco la psichiatra Claudia Ravaldi: “Continuiamo a cercare soluzioni veloci, mirate a correggere l’incidente di percorso. E trascuriamo la persona, la sua vita precedente, ciò che da questo atto giungerà come conseguenza psichica” (ibidem).

Già: il dettaglio conta, ma domandatevi una buona volta cosa è un aborto, perché l’aborto è il grande censurato di questa storia. Paradosso? Proprio no: si parla di legge, metodi, ospedalizzazione, obiezioni, ma nessuno parla più (ma se ne è mai parlato?) dell’aborto, di come termina la vita del concepito e stravolge quella della madre. E davvero l’interesse della donna è allora trovare un sistema per farlo in modo più solitario? O magari le donne vorrebbero ben altro?

Si impiegano risorse per far campare gli anzianotti fino a 120 anni, e ci sono donne che sono afferrate alla gola dalla tragedia della povertà. Si liberalizza la droga da sballo per vivere isolati dal mondo e ci sono migliaia di ragazze che vivono gravidanze nella solitudine e nell’abbandono. Si spendono miliardi per non farsi sfuggire nemmeno un bambino down all’analisi prenatale, e ci sono centinaia di genitori che non trovano soldi per curare i loro amati bambini colpiti da sindrome down così come da altre terribili malattie.

 

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COMMENTI
06/04/2010 - Chi ci guadagna? (massari annalisa)

Concordo completamente: non si vede proprio cosa ci guadagni la donna nell'applicazione di un metodo meno sicuro, molto più traumatico (c'è da ritrovarsi l'embrione nell'assorbente, o in mano, cerchiamo di essere chiari) e che la lascia sola in un'esperienza drammatica col suo dolore. So di persone che hanno avuto aborti spontanei con le modalità che la RU486 induce e che non si sono divertite affatto. Ma il dietro-front di chi ha palesemente e con forza preso posizione contro la pillola abortiva mi fa tristemente pensare ancora una volta agli accordi che le case farmaceutiche probabilmente hanno già preso con le regioni, e al risparmio che forse il metodo comporta rispetto a un intervento con anestesista e ginecologo, sala operatoria etc. D'altra parte non sono affatto sicura, ripeto, che l'aborto procurato con il metodo in questione tuteli "la salute psichica della donna" come la legge 194 impone. Non mi sembra un sistema avanzato, indice di progresso: mi sembra un sistema brutalmente crudele.

 
05/04/2010 - libera scelta (Cristina Salanitri)

Direi invece che la libera scelta sarebbe proprio quella di non abortire, nonostante la legge lo permetta. E' un punto di vista diverso ma sempre a difesa della vita.

 
02/04/2010 - cosa è la libertà ? (Antonio Servadio)

La scelta mi pare sia ancora libera. Invece è sempre più difficile liberarsi dal condizionamento, non solo "culturale", anche pratico-finanziario, come accenna l'articolista. Direi che la procreazione è ancora una scelta libera ma richiede veramente molto coraggio. Dunque scelte confinate sempre più nel privato, scelte che la società pare non gradisca accogliere e tanto meno sollecitare. L' Italia ha fatto una precisa scelta demografica parecchi anni fa. Ci sono stati anni duranti i quali non passava settimana senza che si sentisse o si leggesse che il futuro demografico del Bel Paese era affidato agli immigranti extracomunitari. Ben vengano gli immigrati ma per quale motivo sentenziare -come fosse cosa ineluttabile- che non si sarebbe potuto far nulla (cioè non si VOLEVA fare nulla) per chi Italiano già era ? Solo di scelte (politica) trattasi, prova ne sono i trend di segno ben diverso in altri paesi Europei (non solo la Francia), dove sono state pensate, pianificate e attuate precise condizioni per favorire la procreazione. Gli effetti si vedono.