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Politica

SCENARIO/ Folli: nessuna Grande riforma, Berlusconi vuol solo il consenso

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Forse sì, anche se mi aspetterei qualcosa di nuovo e di più creativo. Sono passati 13 anni dopo tutto.

Perché il premier, secondo lei, non avrebbe interesse a portare a termine le riforme?

A mio parere, non vuole un accordo con la sinistra e vedrebbe con grande sospetto un nuovo sistema di rapporti tra la Lega, il Pd, Fini e il Quirinale. Berlusconi sposta così il dibattito, fa di questa discussione una piattaforma per ottenere maggiore consenso dimostrando apertura verso le riforme, senza però impegnarsi più di tanto per ottenerle. Alcune riforme poi le potrà portare avanti senza bisogno di accordi con l’opposizione.

Come ad esempio?

La giustizia. Su questo tema l’accordo è impossibile e, tra l’altro, non necessario. Il governo perciò non rimarrà fermo ad aspettare.

E per quanto riguarda il fisco?


Il Presidente del Consiglio è riuscito a costruirsi l’immagine del leader che riuscirà a tagliare le tasse. Sicuramente è quello più adatto a farlo, ma non ha il via libera di Tremonti. I soldi mancano, bisognerà avere ancora molta pazienza per qualche mese, o per qualche anno.
In pratica, il governo continuerà a governare, ma non sembra sensato farsi illusioni su un’ipotetica “Grande riforma” o addirittura su un governo di unità nazionale, che, comunque, Berlusconi ha sempre lasciato intendere di non amare.

Come giudica l’ultimo strappo tra il premier e il Quirinale dovuto alle dichiarazioni di Berlusconi sugli eccessivi controlli e pregiudizi dello staff del Capo dello Stato nei confronti del governo?


COMMENTI
13/04/2010 - L'allucinazione di Di Pietro (celestino ferraro)

Per Di Pietro le proposte del Pd sul Foglio sono allucinanti Gustizia: Di Pietro a Pd, ma Orlando è il consulente del premier? Le proposte scritte sul Foglio sono allucinanti - Roma, 9 aprile – ''Dopo aver letto quali sono le proposte che avanza alla maggioranza il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando mi verrebbe da dare un suggerimento agli amici Democratici: cambiate responsabile giustizia del partito!'' Mi pare ovvio, povero Di Pietro … da un giorno all’altro in mezzo a una strada. Non altrimenti si può interpretare la levata di scudi che Di Pietro fa nei confronti di chi lo disarciona improvvisamente rendendolo obsoleto con la sua acrimonia giustizialista che mette gli schiavettoni a chiunque osi lagnarsi della giustizia politicizzata che da decenni controlla la Repubblica Italiana. Si parla troppo e spesso di bilanciamento dei poteri democratici, Montesquieu è più celebre di Maradona, ma quando si giunge al dunque legislativo, quelli che hanno in mano la magistratura, s’impuntano e non intendono mollare … l’osso. Così Di Pietro, da buon factotum di “Mani Pulita”, si sente esautorato qualora la riforma della giustizia esercitasse per davvero le sue arti, e sa che scomparirebbe dall’agone politico se la riforma mettesse veramente le cose apposto. Un Masaniello inutile. C’est la faute de la fatalité. Tutti i nodi arrivano al pettine ed è necessario, per il bene del popolo italiano, che il nodo giustizia venga reciso, senza troppi tentennamenti.