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SCENARIO/ La tattica "double face" di Berlusconi per non morire da premier

berlusconi_santoneR375.jpg (Foto)

La Lega sarà sempre più determinante, senza dubbio, ma non credo a un Berlusconi sotto ricatto. Il patto tra Bossi e Berlusconi forse non è mai stato così chiaro. Non escludo dei cambiamenti nel centrodestra da qui a tre anni, ma in un altro direzione.



Cosa intende?


Vedo come molto probabile il “ritorno a casa” dell’Udc. Tenendo conto che, al di là della discussione sul semipresidenzialismo, fra tre anni voteremo con il sistema attuale, mi sembra la cosa più probabile. Casini deve capire che cosa vuol fare da grande. In mano ha il suo 5%, ma è chiaro che se non lo investe la sua rendita di posizione svanisce.



Il Pd, invece, sembra cercare una svolta, un cambio di marcia dopo il risultato negativo delle elezioni regionali e le sconfitte dei ballottaggi, tra cui spicca il caso mantovano. Da dove può ripartire secondo lei il partito di Bersani?



Mantova fa storia a sé, la caduta della roccaforte lombarda nasce dalle divisioni interne al partito, ma si inserisce nel quadro di una tendenza alla sconfitta che la sinistra continua a confermare al Nord. Come da tempo sostengono Chiamparino e Cacciari, la “Questione Settentrionale” deve essere affrontata dal Pd al più presto. Prodi un tentativo in questo senso l’ha fatto.

 

Non sembra però che la sua proposta sia stata molto apprezzata all’interno del Partito Democratico?



È stata accolta con freddezza e irritazione, rimane però decisamente interessante perché ripensa al partito legando radicamento e leadership, con una struttura di 20 segretari regionali.
Se l’obiezione è soltanto quella di un’eventuale emarginazione di alcune personalità come Veltroni e D’Alema, penso che non sia un grosso problema. Potrebbero benissimo ritagliarsi un ruolo grazie alle loro fondazioni o tornare a misurarsi sul territorio, candidandosi alle segreterie regionali. C’è poi un altro possibile punto di svolta che nessuno ha sottolineato.



Quale?

 

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COMMENTI
15/04/2010 - L'ULTIMO TRENO PER YUMA (celestino ferraro)

MILANO - Professor Massimo Cacciari, Prodi lancia il "Pd federale", ma Bersani mostra freddezza e boccia un eventuale "Pd del Nord". Lei che ne pensa? «Guardi, io comincio dall´ineffabile Prodi. Uno che dovrebbe vergognarsi di parlare adesso. E con lui dovrebbero vergognarsi tutti: D´Alema, Rutelli, Fassino. Sì: ma come si fa a venire a proporre adesso il partito federalista dopo che per 15 anni, tutti assieme, non hanno voluto ascoltare?». Arrabbiato, professore? «Arrabbiato? Io userei il turpiloquio, ma so già che lei non lo riporterebbe. Non ci sarebbe neppure da discutere un minuto:… Poi che cosa è successo? … Sarebbe capace il professor Cacciari di prendere l’ultimo treno del Nord, salirci sopra fra gli spari dei leghisti fermati sul Piave eppoi discendere, con orgogliosa sicurezza, nelle valli oltre la Padania oppresse dal Berlusconi. Piacerebbe al professor Cacciari un bollettino della Vittoria che annunciasse ai miscredenti la vittoria di Chiamparino sull’orrido IMBONITORE, e l’abbraccio generoso coi tanti dispersi smarriti dopo le romanate di Prodi. La guerra è vinta, la guerra è finita. I figliuoli prodighi tornano a casa e il padre Cacciari Massimo è lì, sull’androne, a riceverli. Sarà gran baldoria, saturnali pagani e fiumi di “Recioto della Valpollicella” per l’allegra compagni-a. Sempre così: “Chi sa fa e chi non sa insegna”. Chissà se gli allievi impareranno. Celestino Ferraro