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SCENARIO/ Berlusconismo al tramonto, mentre i "bulli" se la prendono con Bersani

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Chissà se un giorno uno storico si occuperà di queste elezioni regionali. Nel caso, credo che lo farà soprattutto per occuparsi del successo della Lega che, per le sue dimensioni, segnala una novità sostanziale, e densa di implicazioni a tutt’oggi largamente imprevedibili, non solo nella vicenda politica ma, forse, nella storia nazionale.

Il resto, invece, era prevedibile, eccome, almeno per chi avesse voluto prevedere realisticamente, senza lasciarsi fare prigioniero in una battaglia mediatica che si è sviluppata, a maggior gloria del Cavaliere, come se non di un voto regionale e amministrativo si trattasse, ma di un referendum sul presidente del Consiglio. Per Silvio Berlusconi, una manna. Per il centrosinistra, o come si chiama adesso, un suicidio.

Personalmente sono convinto che Berlusconi e il cosiddetto berlusconismo siano entrati nella fase declinante della loro parabola politica, e l’esito del voto (soprattutto, ma non solo, il successo della Lega) mi sembra confermi questa valutazione. Berlusconi, il Pdl e la Lega hanno davanti a sé tre anni tondi tondi per smentirla, dimostrando che ciò che li unisce è molto più di quel che li divide nel solo modo possibile, portando a compimento cioè quelle riforme che chissà perché sin qui non hanno fatto.

Se non ci riuscissero, sarebbe crisi, crisi vera, ma tutta interna a quel vasto schieramento politico e sociale che va sotto il nome di centrodestra: l’opposizione, la sinistra, l’alternativa ci entrerebbero poco o nulla. Salvo, naturalmente, ripensamenti riconversioni e rifondazioni di cui non si intravede la più labile traccia.

 

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