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LEGA NORD/ Sei extracomunitario e vuoi aprire un negozio? Devi passare l’esame di italiano. La proposta di Silvana Comaroli

 Se un extracomunitario vuole aprire un esercizio commerciale in Italia deve prima imparare l’Italiano. E’ il senso di una proposta della deputata leghista Silvana Comaroli

Bossi_Umberto-w350.jpg (Foto)

L'ESAME DI ITALIANO PER GLI EXTRACOMUNITARI CHE VOGLIONO APRIRE UN NEGOZIO - Se un extracomunitario vuole aprire un esercizio commerciale in Italia deve prima imparare l’italiano. E’ il senso di una proposta della deputata leghista Silvana Comaroli. Secondo la quale, perché un extracomunitario possa aprire un negozio,si renderebbe necessario il superamento di un esame che ne attestasse la conoscenza della lingua. La proposta è contenuta in un emendamento al decreto legge incentivi ed è stato presentato nelle commissioni Attività produttive e Finanze della Camera.


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L’EMENDAMENTO DI SILVANA COMAROLI -
«Le regioni, nell'esercizio della potestà normativa in materia di disciplina delle attività economiche possono stabilire che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente, qualora sia un cittadino extracomunitario, di un certificato attestante il superamento dell'esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati»: è quanto si legge nell’emendamento proposto dalla leghista Silvana Comaroli che propone che gli extracomunitari che vogliono aprire un negozio passino un esame di italiano.


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LA DEPUTATA LEGHISTA PROPONE INSEGNE IN DIALETTO - Per la deputata leghista Silvana Comaroli, tuttavia, non è sufficiente che un extracomunitario superi un test di Italiano per poter aprire un negozio. Sarebbe necessario anche limitare le insegne scritte in lingue straniere a favore di quelle in dialetto «Le regioni possono stabilire che l'autorizzazione da parte dei comuni alla posa delle insegne esterne a un esercizio commerciale è condizionata all'uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all'Unione europea ovvero del dialetto locale» si legge in un altro emendamento depositato dalla stessa Silvana Comaroli.


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