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SCENARIO/ 1. Mauro (ex FI): Caro Fini, non esistono correnti di idee ma solo di potere

Pubblicazione:venerdì 23 aprile 2010

berlusconi-direzionepdlR375.jpg (Foto)

«Guardate bene ai pericoli delle correnti organizzate in seno al partito. Si comincia con le divisioni ideologiche, si prosegue con quelle personali e si arriva alla frantumazione del partito». L’ammonimento che nel secolo scorso Don Luigi Sturzo faceva in seno al nascente Partito Popolare italiano e giustamente ripresa ieri da Giulio Tremonti, risulta oggi, dopo lo scontro frontale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, più che mai attuale. Il Presidente Fini nel suo intervento ha sottolineato che «un partito è democratico se accetta che all’interno c’è una pluralità di opinioni e di posizioni. Non vuol dire mettere in discussione una leadership».


Interrogarci su cosa c’è di vero dentro un’esperienza che è stata anche l’esperienza di fusione, di tradizioni, e quindi capire come questa esperienza possa lasciare spazio a chi non c’entra niente con queste tradizioni per poter fare emergere la sintesi migliore possibile deve essere parte integrante del metodo che caratterizza la nostra attività politica.


Il fatto che all’interno di un partito ci siano componenti che pongono questioni volte a migliorare l’efficacia dell’azione del Governo non può che trovarmi d’accordo. Se tuttavia nei fatti questa componente segue pregiudizialmente logiche politiche e programmatiche diverse da quella della maggioranza del partito, ne esce una vera e propria corrente, una sorta di partito nel partito. Un partito amico, ma nello stesso tempo nemico; una risorsa, ma all’occorrenza una minaccia. Non è questo il modo di uscire dalla logica delle quote, 30% AN, 70% Forza Italia. In altre parole, non esistono correnti di idee. Esistono soltanto correnti di potere. E in questo senso le polemiche, come quelle di ieri, rischiano di essere sempre pretestuose.


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COMMENTI
26/04/2010 - Il PDL è sano (PAOLA CORRADI)

La salute di un partito si vede anche dalla vivacità interna che denota anche la libertà degli iscritti di poter dissentire qualche volta. Diversamente l'alternativa è solo la militanza che francamente dovrebbe fare riflettere viste le nefandezze generate.

 
26/04/2010 - Il rapporto con la Lega va risolto consapevolmente (Sergio Palazzi)

Per più di un motivo preferisco non entrare nel merito del dibattito, e nemmeno nella forma che ha preso. Però Mauro mette in evidenza il punto di fondo. Il PDL nasce da esperienze e riflessioni di persone che, guardando ad almeno 20 anni fa, cercavano di raccogliere le spinte verso una nuova politica sulla base dell'elaborazione liberale (con la e in fondo), cattolica ma non cattocomunista, socialista nonostante quel che era successo... poi anche di chi ha ripensato il MSI e quel che vi stava dietro, prima con AN e poi superando anche questa fase. La Lega, nello stesso periodo, è riuscita non solo a strutturarsi ma anche a portare ad un livello imprevedibile di consenso le proprie posizioni, cosa di cui ha ovviamente il diritto e che peraltro sa fare straordinariamente bene. La domanda è: tutte quelle visioni, tutti quei pensieri ed esperienze (capaci di esprimere una politica alta, degli ideali, dela serietà), da cui attraverso tante vicende deriva questo PDL che riscuote un consenso di almeno un terzo dell'elettorato, come sono compatibili con l'esperienza leghista e con il suo strutturarsi in questo ventennio e, in prospettiva, nel divenire? Sturzo ed Einaudi, ma perchè no anche Michelini, come valuterebbero le prospettive politiche che si stanno aprendo?

 
23/04/2010 - vuoti personalismi dei numeri 2 (Antonio Servadio)

Concordo appieno con Mauro. Nossignori, né agli elettori né agli eletti deve interessare se essere o restare dei n2. A questo mondo servono anche gli n2 e gli n3; non vi è ignominia, anzi. Ci serve che questi signori facciano funzionare questo Bel Paese. Invece il paese funziona per fornire a lorsignori quel palcoscenico sul quale darci quotidiano e serale spettacolo di sgarbi e burlette. Gli psicodrammi di cui abbiamo letto in questi giorni sono evidentemente azioni strumentali, volte a preparare successioni ereditarie. A me pare che ci siano anche dei grassi vuoti di idee, altrimenti non servirebbe alcun personalismo per andare in prima fila. In definitiva, tutto questo è servito per l'n.ma volta a distrarre persone, tempi ed energie dall'unico sforzo accettabile, quello di lavorare in squadra per il paese.

 
23/04/2010 - libertà di rottura (alberto cucchi)

E' la prima volta nella storia repubblicana che in una riunione pubblica di partito assistiamo alla conflagrazione di un conflitto diretto di natura e politica e personale,scontro amplificato dai media e soprattutto dallo strumento televisivo.A questo punto è necessaria una serie di considerazioni.La prima è quella racchiusa nella domanda che si pone un qualsiasi cittadino che non riesce a comprendere se questo serva alle cose che lo toccano tutti i giorni. La seconda è una domanda che racchiude una riflessione storica sul senso della politica,della cosiddetta nuova politica dopo la fine della cosiddetta seconda Repubblica. Che cosa è cambiato? Forse solo l'uso del linguaggio in un'arena pubblica con tutta la sua teatralità. La terza riflessione è quella che cerca il senso della politica dopo la fine delle ideologie. Non sono rimasti che vuoti personalismi? Cosa ci sta dietro le parole? Quali sensi e valori vengono proposti? Non è tutto un alibi astuto che prelude sempre alla conquista e al mantenimento del potere?In questa storia italiana non edificante sembra sempre fossilizzarsi qualsiasi iniziativa perchè mascherata da obiettivi che vedono ben altro che l'utilità pubblica.

 
23/04/2010 - Bossi versus Fini (Diego Perna)

Questo è ciò che ha detto Bossi a proposito di Fini. "Fini e' palesemente contro il popolo del Nord, a favore di quello meridionale", e' "contro il nord e il federalismo. Per il centralismo dello Stato e il meridionalismo". E ancora, "Berlusconi avrebbe dovuto sbatterlo fuori subito, senza tentennamenti, invece di portarlo in Tv, dandogli voce e rilievo, quella era la strada da seguire". Per Bossi e la Lega esistono due Italie e lui è alleato di Berlusconi. Cosa dovremmo pensare?

 
23/04/2010 - Nè con Fini nè con Berlusconi (nicola itri)

Personalmente rispetto al documento proposto ieri dalla direzione del PDL mi sarei astenuto.Pur non convidendo tutti i modi e i temi proposti da Fini nel suo intervento mi sembra che mai come oggi il PDL abbia la necessità di discutere al suo interno gli obiettivi del suo programma elettorale che non va considerato un totem da prendere o lasciare. Che questo poi significhi far nascere una "corrente" mi sembra in questo caso far parte del gioco democratico e non debba costituire per forza un fattore di corruzione, di metastasi, come sostiene l'on. Mauro e come ha detto Silvio Berlusconi. Penso poi che l'on. Fini andrebbe coinvolto nel governo e l' averlo invitato perentoriamente, come è stato fatto dal presidente del PDL Silvio Berlusconi, a lasciare la presidenza della Camera, non ha fatto altro che acuire la rottura politica nella direzione di ieri.

 
23/04/2010 - Politici cinquantenni (Vulzio Abramo Prati)

La situazione che sta vivendo il Presidente Fini ricorda, per certi versi, quella del principe Carlo: sono decenni che è erede al trono ma nessuno vuole abdicare in suo favore, e intanto le nuove generazioni crescono... Va detto che questo destino è comune a tanti politici cinquantenni (anche se ancora per poco), oltre a Fini ci sono Casini, Veltroni, Rutelli ecc..., i quali dopo essere stati per tanto degli enfant prodige della politica si trovano ora con i capelli imbiancati senza essere quei numeri uno che erano, alla loro età, i loro riferimenti politici della Prima Repubblica come Andreotti, Forlani, Berlinguer, Almirante ecc..., corrono cioè il rischio di restare dei numeri due per sempre, mentre una nuova generazione di politici quarantenni preparati inizia la "scalata" volendo rappresentare il nuovo volto della politica! Diceva Sun Tzu nell'Arte della Guerra che si deve combattere solo quando si è sicuri di vincere, in caso contrario a me sembra un suicidio politico!

 
23/04/2010 - Cari tutti (Diego Perna)

-E’ il popolo della libertà e nessun altro che basa il proprio progetto politico e il proprio governare sulla domanda “cos’è un uomo?” E’ il popolo della libertà quel partito nato con una concezione dello stare insieme che ridà fiato al desiderio del nostro cuore- Non si può non condividere quanto Lei dice e sono anche certo che ci crede. Ma dal di fuori, dalla parte dei cittadini, di coloro che perdono il lavoro, e tante altre cose che nel ns paese vanno male, e sono questioni che riguardano la politica, sembrerebbe che le logiche che muovono tutti quelli che governano, da un lato o dall'altro, siano sempre le solite. Ci sono anche cittadini poveri cattivi, non sono solo i politici o quelli che hanno molto potere e molto denaro, e non sanno nemmeno cosa sia realmente avere difficoltà a pagare tutto cercando di continuare in qualche modo a lavorare e andare avanti. Questo mi viene da pensarlo sempre, a prescindere da liti o diverbi ed è veramente difficile continuare a credere che un partito, anche fosse perfetto o dell'amore, come ormai si fa chiamare, potrà veramente farmi cambiare idea, continuando a ribadire sempre ed a ogni occasione ciò che ha fatto, che è molto poco, anzichè affrontare realmente ed anche visibilmente le vere questioni che ci attanagliano tutti. Tutti o almeno, molti di noi. Buona Giornata