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SCENARIO/ Folli: la nuova strategia del "doppio" Berlusconi

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Se non si chiarisce questo punto non si capisce per quale motivo senza una larga maggioranza non si riformerà mai il Paese. Le riforme vere costano, sempre. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando la politica dovrebbe avere il coraggio di andare a intaccare il consenso, distribuendo in modo omogeneo i costi politici dell’operazione, senza che qualcuno possa così ricavarne un vantaggio. L’obiettivo delle riforme, infatti, spesso viene fallito non tanto perché ci sono delle forze che non vogliono il cambiamento, ma soprattutto perché la politica non si prende questa responsabilità.

Nel caso del fisco cosa bisognerebbe fare perciò?

Per ridurre la pressione fiscale senza rinunciare al gettito non resta che tagliare sensibilmente le spese e gli sprechi dell’apparato statale, che però costituisce la base stessa del consenso per le maggioranze di ogni colore. Per questo motivo senza una reale convergenza le riforme possono rimanere un miraggio.

Da ultimo, come legge il silenzio di Casini in questo momento di travaglio per il bipolarismo?

A mio parere il leader dell’Udc è in grave difficoltà, Fini gli ha rubato la scena, i contenuti e i cavalli di battaglia. Sul piano elettorale, poi, deve registrare un risultato negativo. Le alleanze variabili non pagano: l’Udc perde consenso quando si allea con la sinistra, nel Lazio invece rimarrà fuori dalla giunta pur avendo vinto.
Forse Casini sta pensando di tornare nel centrodestra, ma inserirsi all’interno della frattura tra Berlusconi e Fini non sarà certo un’impresa facile.



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COMMENTI
27/04/2010 - BERLUSCONI'S SHADOW (celestino ferraro)

Non sarò tanto sciocco da abbandonarmi alle scoperte dell’ovvio né cadrò nel facilismo critico che fa d’ogni erba un fascio, ma la sbandata di “Repubblica”, per lo “Spartaco” insorto contro Berlusconi a rivendicare la sua libertà di leader (già Missino) d’azione e di pensiero, ho l’impressione che sia stata fin troppo frettolosa correndo il rischio di fare gattini ciechi per una mamma afflitta da frettolosità sgravidica. Sapendo che il problema di politica interna è saldamente nelle mani del Cavaliere, “la Repubblica” (quotidiano indipendente dal multiforme ingegno), sposta il tiro e lo concentra sull’economia, quella malaticcia che da decenni tormenta i “primari economisti” del Tesoro Italiano. L’Ellade sta là in tutta la sua epidemica virulenza, già i tassi d’interesse del debito pubblico greco sono schizzati a circa il 10%; s’insinua, da parte di “Repubblica”, che il prossimo turno dei mercati, che macineranno un altro debito pubblico vacillante, spetterà all’Italia, in pista di lancio per essere definitivamente ripulita di ogni velleità tremontiana che sbandiera la sua scienza economica come l’abracadabra miracoloso che ha messo l’Italia fra i Paesi a sicura solvibilità. Così auspicano e così vaticinano i profeti di “Largo Fochetti” che non vedono l’ora di poter ballare sulla cassa del morto. Se si dovesse giungere rapidamente allo scioglimento delle Camere, Fini resterebbe senza scranno, destinato a scomparire fra qualche mese dall'agone politico italiano, travolto