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RIFORME/ Sartori sbaglia: confonde il nuovo federalismo con quello "costoso" del 2001

Il difficile lavoro della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, il problema dei dati contabili, le topiche di Sartori: LUCA ANTONINI spiega lo stato dell’arte

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

La Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (COPAFF), istituita con la legge n, 42 del 2009, sta procedendo nel suo compito che è quello - recita la legge - di fornire al Governo dati quantitativi condivisi “delle basi informative finanziarie, economiche e tributarie”, nonché di promuovere “la realizzazione delle rilevazioni e delle attività necessarie per soddisfare gli eventuali ulteriori fabbisogni informativi e svolge attività consultiva per il riordino dell'ordinamento finanziario di comuni, province, città metropolitane e regioni e delle relazioni finanziarie intergovernative”. Essa, inoltre, “svolge attività consultiva per il riordino dell'ordinamento finanziario di comuni, province, città metropolitane e regioni e delle relazioni finanziarie intergovernative”.

 

Fin dalla sua prima seduta, la Commissione si è scontrata con il problema della mancanza di una cd. “lingua di contatto” riguardo ai dati contabili: problema che rendeva difficile avere elementi certi a disposizione. Le Regioni, infatti, a seguito della riforma costituzionale del 2001 hanno visto assegnata alla competenza concorrente la materia “armonizzazione dei bilanci pubblici” e si è quindi in parte realizzato una sorta di “federalismo contabile”, che permette di allocare in modo difforme le stesse poste. Inoltre, i bilanci di Comuni e Province risentono delle ampie “esternalizzazioni” di funzioni pubbliche.

 

Si tratta di una situazione da non trascurare, che mette in evidenza i limiti del processo di federalismo che è stato avviato con la riforma costituzionale del 2001, che sebbene abbia trasferito importanti - e in certi casi abnormi (si pensi alla materia “grandi reti di trasporto” assegnata alla competenza concorrente) funzioni legislative alle Regioni, abbia abolito i controlli sugli Enti locali (i Co.Re.Co), in realtà non ha posto attenzione ai processi necessari per gestire il federalismo fiscale. La situazione attuale che sta emergendo, e di cui la Copaff ha dovuto prendere atto e porvi rimedio con un impegnativo lavoro, è quindi quella di un processo che era rimasto gravemente incompiuto, che proprio l’occasione dell’attuazione del federalismo fiscale sta facendo provvidenzialmente emergere e contribuendo a correggere.

 

In altre parole, l’occasione dell’attuazione del federalismo fiscale ha permesso - per così dire - di “alzare il coperchio della pentola” e constatare la grave carenza di basi informative che affligge il sistema e il disordine cui porre rimedio. Un disordine oggi pagato da tutti gli italiani. Si tratta di una situazione che mette in luce quanto siano improprie le affermazioni di chi sulla stampa - come Sartori - pone la domanda sui costi del federalismo fiscale: in realtà il problema è ben altro, è il federalismo incompiuto realizzato nel 2001 a produrre costi, e il federalismo fiscale è il rimedio!

 

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