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SCENARIO/ "Stampa" e "Giornale" danno il via al risiko dei media?

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La situazione de La Stampa non è d’altronde troppo diversa da quella de Il Giornale, di cui Berlusconi ha personalmente annunciato un riassetto proprietario in diretta tv, nella fase più concitata del suo scontro con Fini in direzione Pdl. Berlusconi ha prefigurato «un’apertura del capitale» della società editoriale che segnò la sua discesa in campo nel mondo dei quotidiani: quando finanziò Indro Montanelli in un’avventura considerata sia politicamente che finanziariamente senza futuro.

 

E invece Berlusconi (che oggi ha come braccio destro a Palazzo Chigi l’ex direttore de Il Tempo Gianni Letta) capì che per confrontarsi con Gianni Agnelli, Enrico Cuccia, Cesare Romiti o Carlo De Benedetti doveva dotarsi di un “segnaposto” adeguato al tavolo dei giornali. Mediaset rese poi Il Giornale apparentemente datato e poco pesante nell’artiglieria mediatica che preparò e poi sostenne con successo l’ormai “quasi ventennio” del Berlusconi premier. Ma non è mai diventato obsoleto, neppure quando l’editore formale è diventato il fratello del Cavaliere.

 

È Il Giornale di Vittorio Feltri ad aver condotto - con indubitabili risultati oggettivi - la dura controffensiva di fine 2009, quando Berlusconi era premuto dalle inchieste giornalistiche de La Repubblica. Ed è su questi risultati che oggi Feltri è addirittura al centro di clamorosi gossip su un possibile ritorno a Il Corriere della Sera, mentre più realisticamente sarà parte attiva nella ricerca dei nuovi partner per Il Giornale. Per paradosso, a sollecitare il riassetto che avvicinerebbe la parabola di Feltri a quella di Eugenio Scalfari, è quello stesso Fini che il quotidiano milanese ha preso di mira. Anche il gruppo Pbf-Arcus che controlla Il Giornale ha tuttavia affrontato periodiche ricapitalizzazioni per ripianare perdite strutturali.

 

Un rosso di 39 milioni a fine 2009 (anche se le previsioni per il 2010 sono di un ritorno all’utile) ha registrato anche Caltagirone Editore: altro “produttore” di quotidiani che fa capo a una famiglia ormai divenuta importante nel capitalismo nazionale e nello scacchiere di potere che circonda finanza e media.

 

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