BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ "Stampa" e "Giornale" danno il via al risiko dei media?

Pubblicazione:

giornali_rassegnaR375_05set08.jpg

Il piano di “demerger” della Fiat e il clamoroso scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ai vertici del Pdl - ma forse anche l’approdo di Francesco Gaetano Catlagirone alla vicepresidenza delle Generali - hanno creato negli ultimi giorni le condizioni potenziali per cambiamenti negli assetti proprietari dei grandi quotidiani italiani.

 

L’opzione strutturale scelta da Sergio Marchionne per la “nuova Fiat” - ora presieduta da John Elkann - lascia infatti il controllo de La Stampa e la quota pregiata in Rcs (10,5%) dentro l’attuale capogruppo. Oggetto di spin-off nella nuova Fiat Industrial - stando agli annunci - saranno infatti le attività diversificate (Cnh e Iveco) e non l’auto come inizialmente ipotizzato.

 

E La Stampa al cui vertice Luca Cordero di Montezemolo aveva già ceduto il posto al nipote dell’Avvocato non si ritroverà fra gli asset che la famiglia Agnelli si è riservata come “tesoretto” rispetto all’auto: almeno questa era la visione originaria del riassetto da parte dei mercati. Per ora resta invece incorporata nelle attività produttive che Marchionne sta ristrutturando su scala globale, sempre più lontano dal Lingotto. Quelle attività che, negli obiettivi di Marchionne, dovrebbero portare Fiat-Chrysler a produrre 6 milioni di auto entro il 2014, anche senza Opel: prevedibilmente con un partner, se non addirittura “dentro” uno dei colossi-auto rimasti.

 

Che spazio c’è per le partecipazioni editoriali all’interno di questo contenitore? La Stampa e la quota Rcs saranno oggetto di uno scorporo ad hoc? E l’approdo sarà la cassaforte familiare Exor (con un’ulteriore scissione o con una vendita) oppure vi saranno sviluppi innovativi?

 

Il quotidiano torinese è esemplare del caso di un gruppo editoriale di dimensioni ormai ridotte, controllato da una famiglia non editrice, attraverso un polo industriale in fase di profonda ristrutturazione e senza alcuna prospettiva di sinergia interna. È un quotidiano che - dopo un impegnativo restyling di formato e grafico - è in trincea nel difendere una posizione ibrida tra il nazionale e il locale.

 

Ma il 2009 si è chiuso il profondo rosso (17 milioni) non diversamente da altri gruppi attivi nell’editoria quotidiana: tra cui la stessa RcsMediagroup. E l’uscita di scena di Montezemolo - da sempre interessato al mondo media e sempre al centro di rumor di impegno politico - pare rendere meno strategica la storica (e costosa) funzione di voce autorevole di una famiglia e di un’azienda-paese per eccellenza.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >