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CALABRIA/ La speranza che vede già il futuro

Come si spiega il risultato delle ultime regionali in Calabria? Perché il basso astensionismo? CARMELA BONIFATI ci spiega la speranza che si respira tra il popolo calabrese

Calabria_MosaicoR375.jpg (Foto)

“Siamo partiti tardi e ci sono stati conflitti interni, ma tutto questo non è sufficiente a spiegare questa sconfitta. Ci deve essere stato qualcosa che al momento non riesco ad individuare” ha detto l’ex Presidente della regione Calabria Loiero nel commentare l’esito delle elezioni in Calabria. Azzardiamo un’ipotesi su questo qualcosa? Il popolo, un po’ ammaccato, ma popolo: carne e sangue.

 

Con buona pace dei politologi di varia provenienza, questa volta il dato è evidente: la Calabria non è terra di nessuno, il popolo c’è e vuole continuare a esserci, malgrado la terra frani, lo straniero possa essere vissuto come impalpabile nemico (non per la razza, ma per il pane quotidiano) e la stampa nazionale, e anche locale, continuamente evidenzi lo stato di arretratezza strutturale e morale della regione in questione. Perché questa volta il dato interroga? Perché così brioso, così deciso, così netto era sinceramente inaspettato.

 

Anni fa c’era stato più o meno un identico ribaltone, ma era evidentemente frutto di accordi, ora capisci che c’è la gente, seccata, umiliata, calpestata da anni di malgoverno troppo evidentemente compromesso con quella logica estranea alla preoccupazione per il bene comune, troppo evidentemente teso a difendere interessi di parte e di consorterie, lontano anni luce dai bisogni quotidiani delle persone, malgrado il riempirsi la bocca della tematica dei “poveri”.

 

Cosa si avverte nell’aria? La speranza. Che si possa risorgere, che si possa tentare, che si possa camminare, non per merito della politica, ma probabilmente insieme con la politica. Siamo realisti: infine la geografia dei nomi non è cambiata moltissimo, ma è più chiaro che chi ha espresso il voto ha voluto dire “io” (la percentuale di astensioni è stata la più bassa fra le regioni votanti). Che questo io diventi sempre più chiaramente un noi è il compito dei prossimi anni di tutte le componenti civili presenti a vario titolo nella regione.

 

Ci sono dei fatti che incoraggiano questa prospettiva. Eccone alcuni esempi:“Mi hanno bruciato il capannone e io guardavo con apparente freddezza lo spettacolo del fuoco che divorava la mia fatica, il mio impegno a tenere alto il livello dell’imprenditoria in Calabria, le mie emozioni e dall’una alle cinque di mattina il mio pensiero era rivolto alla ritirata, alla ricerca di un meritato riposo e via dicendo. Poi hanno cominciato ad avvicinarsi gli operai in lacrime e a incitarmi a riprendere il lavoro. Mi sono commosso profondamente e dalle cinque alle sette di mattina il mio pensiero si è tramutato da atteggiamento di resa a forma di pura energia. Che forma avrà il nuovo capannone? Come potrò riprendere a lavorare subito per impedire ulteriori difficoltà alle famiglie che vivono della mia passione e del mio impegno? Chi potrà darmi una mano?”.

 

Inizia inaspettatamente una gara di solidarietà che in 48 ore, fra impiego di uomini e di mezzi, lavorando anche di notte, riesce ad affrontare l’emergenza: gli amici del Consorzio Clemendo, gli operai, altri imprenditori, la vita ricomincia, malgrado le circostanze. Corigliano (CS)

 

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