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RU486/ Cari "federalisti a metà", sulla pillola abortiva Cota e Zaia hanno ragione

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Il reato non sussiste nel caso in cui ricorrano alcune specifiche condizioni contemplate dalla Legge 194, tra cui quella prevista dall’art. 8, la quale impone che l’interruzione della gravidanza sia «praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale». Pertanto, la questione relativa alla possibilità di somministrare la pillola Ru486 attraverso ricovero in day-hospital e con espulsione del feto a domicilio, semplicemente non esiste, in quanto tale modalità integrerebbe il reato previsto e punito dall’art. 19 della Legge 194/78.

 

La conseguenza di tale ragionamento è che i presidenti Cota e Zaia hanno non solo il diritto ma persino il dovere di bloccare la somministrazione della pillola Ru486, al fine di garantire la piena applicazione della Legge 194 ed impedire la commissione di reati, così come hanno il dovere di valutare se le nuove tecniche abortive siano effettivamente «più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza» (art. 15 della Legge 194).

 

Due considerazioni a corollario. È davvero singolare che contro i neo-governatori leghisti i primi ad invocare un intervento da parte dello Stato siano proprio coloro che, in nome della sacrosanta autonomia regionale, hanno da tempo deciso di somministrare la Ru486 (ad esempio Toscana, Emilia Romagna e lo stesso Piemonte fino all’arrivo di Cota) infischiandosene bellamente delle direttive del Ministero della Salute e dei pareri del Consiglio Superiore di Sanità. È un classico esempio di federalismo schizofrenico tanto caro a certa sinistra.

 

La seconda considerazione è rivolta a tutti quei cattolici adulti i quali sostenevano, per giustificare candidature impresentabili, che, in fondo, attraverso le elezioni regionali si andavano ad eleggere semplicemente degli organismi amministrativi locali che nessuna competenza reale avevano sui grandi temi eticamente sensibili. Si trattava, secondo alcune animelle pie, di eleggere persone capaci ed in grado di amministrare bene, indipendentemente dal proprio orientamento politico, per cui le gerarchie cattoliche male avevano fatto a porre nell’arena della campagna elettorale questioni quali l’aborto, la famiglia e l’educazione scolastica.

 

Beh, a giudicare dalle prime sortite dei presidenti neoeletti del Piemonte e del Veneto, e dal dibattito che ne è seguito, bisogna concludere che il velleitarismo irenico o la mera disonestà intellettuale dei cattolici adulti sono stati sconfessati, ancora una volta, dalla cruda realtà dei fatti. Realtà che da Oltretevere i Pastori riescono, evidentemente, a vedere e giudicare molto meglio di tante pecorelle confuse.

 

 

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COMMENTI
06/04/2010 - Le vittime della ru486 (Alberto Pennati)

Ringrazio l'avv. Amato per le notizie competenti che ha fornito e che non conoscevo. Condivido anche, al 100%, il suo giudizio sui cosidetti "cattolici adulti" (parole sprezzanti, che però individuano benissimo coloro che ritengono dei "bambini" quei cattolici che non la pensano come loro; meglio così; Qualcuno credo abbia detto (più o meno così): "se non diventerete piccoli come loro, non entrerete nel regno dei cieli"). Mi permetto solo di aggiungere alcuni nomi, che credo sia molto importante che, chi vuole veramente informarsi degli effetti della tanto attesa e promossa pillola, dovrebbe conoscere. Manon Jones, 18 anni, morta di emorragia al Southmead Hospital di Bristol; Rebecca Tell, svedese di 16 anni, morta di emorragia sotto la doccia; Oriane, figlia di Didier Sicard (presidente del comitato di bioetica francese), donne e ragazze tutte uccise dalla pillola ru486. E solo sono alcuni, ed infinitesimali, dei casi verificatisi. Qualcuno così sostenitore di questa pillola si sente ancora fiero paladino?

 
06/04/2010 - Sofisma più sofisma meno (spadon gino)

L'articolo è zeppo di sofismi che non val la pena di contestare dal momento che l'articolo stesso si fonda su una premessa falsa che inficia tutta l'argomentazione. Vi si dice infatti che la Regione ha un diritto di "aggiornamento" in materia di aborto. Il che non è assolutamente vero. Il suo diritto di aggiornamento riguarda solo il personale sanitario. Ecco infatti come recita il primo comma dell'articolo 15 della legge 194: "Le regioni, d'intesa con le universita’ e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza".

RISPOSTA:

Come si possa considerare il mio articolo “zeppo di sofismi”, francamente faccio fatica a comprenderlo. La mia tesi – finora mai confutata nel merito – si fonda, infatti, su due assiomi costituiti dagli artt. 19 e 15 della L. 194. Il primo sostiene che l’aborto è un reato se consumato a domicilio, come avverrebbe con la somministrazione della Ru486 in day hospital. E su questo sfido il lettore a dimostrare il contrario. Il secondo assioma è che le regioni, sia pur d’intesa con le università e gli ospedali, vigilano sull’aggiornamento del personale sanitario in ordine alle tecniche più moderne (tra cui la Ru486) affinchè siano «più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza». Come si fa, quindi, a non comprendere che i governatori hanno il dovere di vigilare sulla piena attuazione della L. 194, di impedire la commissione di reati e, quindi, di garantire la piena attuazione dell’art. 15? Sulla questione dell’aggiornamento, peraltro, mi hanno segnalato che in un’intervista rilasciata ad Avvenire lo scorso 2 aprile ("Legittimo fermare tutto, è la legge 194 a dare alle regioni questo potere", pag.7), il prof. Alberto Gambino, docente di diritto privato all’Università Europea di Roma, ha utilizzato pressoché lo stesso mio ragionamento sull’art.15. Se anche il Prof. Gambino deve essere considerato un sofista, beh, allora posso dire di essere in ottima compagnia. Gianfranco Amato