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SCENARIO/ Morando (Pd): così faremo le riforme con Bossi e Berlusconi

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A mio avviso abbiamo due alternative, come già indicava la Bicamerale D’Alema: il semipresidenzialismo alla francese, che a mio parere andrebbe benissimo, o il cosiddetto “premierato forte”, una sorta di costituzionalizzazione di ciò che già avviene nel nostro Paese. È dal ’94 che gli italiani sono chiamati a scegliere i partiti di governo e il capo dell’esecutivo.

Sul semipresidenzialismo alla francese quindi è d’accordo con il ministro Maroni. Luciano Violante l’ha però bocciato ieri in un’intervista, mentre Bersani si è detto preoccupato per queste ipotesi di “presidenzialismo a curvatura populista”.


Rispetto la tesi di Violante, ma non la condivido, anche se giustamente lega la nuova forma di governo alla riforma elettorale. A questo proposito sono convinto che una delle due opzioni abbinata a un sistema elettorale uninominale maggioritario a doppio turno (come già proponeva l’Ulivo) sia un’ottima soluzione. Rispetto a ciò che dice Bersani sottolineo che le due ipotesi che spiegavo prima sono praticate con successo in Europa e non solo. È un errore considerare queste soluzioni come non appropriate in base a quel “complesso del tiranno” che aveva senso dopo il Fascismo, ma oggi non più.

È d’accordo con la proposta di ridurre in tempi brevi il numero dei parlamentari?

Mi sembra un punto condiviso da gran parte delle forze politiche, così come il superamento del “bicameralismo perfetto” e l’istituzione del Senato Federale.

Su questi temi la bozza Violante è perciò un buon punto di partenza?


Direi di sì, con una più accentuata riduzione del numero dei parlamentari. Se si costruisce il Senato Federale e quindi nel procedimento legislativo abbiamo il protagonismo di una camera che rappresenta il sistema delle autonomie locali possiamo essere più drastici nella riduzione del numero dei parlamentari nell’unica camera politica depositaria della fiducia nei confronti del governo.

Veniamo poi al delicatissimo tema della giustizia…