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Politica

SCENARIO/ Morando (Pd): così faremo le riforme con Bossi e Berlusconi

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La Bicamerale aveva terminato i suoi lavori con un preciso progetto di riforma, condivisibile allora e ancora adesso. Oggi non è più necessario creare una struttura ad hoc per elaborare le proposte, perché questo lavoro è già stato fatto. Dobbiamo soltanto delineare delle proposte per poi andare nella sedi parlamentari competenti e ricercare gli accordi necessari.

Molti esponenti del Pd ha si sono dichiarati disponibili al dialogo, lo saranno anche i vostri alleati, a cominciare da Di Pietro?

La questione va posta in modo diverso. Se il Pd vuol diventare ciò che aveva promesso di essere quando è nato deve avanzare le sue proposte sfidando tutti, avversari o potenziali alleati. Se invece da domani iniziamo a fare il giro delle 7 chiese del centrosinistra prima di fare le nostre proposte veniamo meno alla nostra funzione e non facciamo gli interessi del Paese.

Il lavoro dei prossimi tre anni sarà decisivo per il Pd e per l’intero centrosinistra che dovrà ridiscutere le alleanze e trovare una leadership forte?


Per il Pd è il momento di costruire un progetto convincente, rilanciando l’idea originaria: un grande partito riformista a vocazione maggioritaria. Le alleanze si vedranno dopo aver spiegato al Paese come lo vogliamo cambiare. Se ci riusciremo il leader del Pd sarà naturalmente il leader della coalizione di centrosinistra.

E Bersani è l’uomo giusto secondo lei?


In questo momento la sua leadership all’interno del Pd non è in discussione. Secondo me dovremmo convocare, con leggero anticipo, nel 2012, un appuntamento congressuale per prendere una decisione in questo senso. Se Bersani deciderà di candidarsi sarà ovviamente in pole position, se sceglierà diversamente qualcun altro si farà sicuramente avanti.

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