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SCENARIO/ Morando (Pd): così faremo le riforme con Bossi e Berlusconi

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Il ritornello delle “riforme condivise” riecheggia sui giornali dallo scorso dicembre, in seguito all’aggressione subita dal Presidente del Consiglio in Piazza Duomo a Milano. I buoni propositi natalizi sono poi stati congelati durante la campagna elettorale, con l’impegno di riportarli alla luce dopo le elezioni regionali. Il momento della verità è arrivato e, come ha sottolineato lo stesso Presidente Napolitano, i prossimi tre anni costituiscono una straordinaria occasione per sciogliere quei nodi che da anni la politica non ha più saputo affrontare.

Pdl e Lega Nord, nel vertice di martedì, hanno trovato un accordo perfezionando i meccanismi di decisione interni, il Pd preferisce invece aspettare di conoscere i contenuti di questo patto per potersi pronunciare. Ne abbiamo discusso con il Sen. Enrico Morando del Partito Democratico.

I temi presenti nell’agenda delle riforme sono molti e complessi e la stessa “condivisione” tra gli schieramenti non sembra poi così agevole. A livello di metodo quali saranno le attenzioni da avere per riuscire a riformare il Paese?


La condizione per raggiungere l’obiettivo delle riforme è una sola e riguarda in primo luogo il mio partito: il Pd deve presentare, al più presto possibile, un preciso disegno di riforma istituzionale che contenga delle proposte serie su tutti i problemi aperti. Per questo invito il mio partito a rompere gli indugi e ad anticipare il governo.

Il Pd sta mantenendo una posizione troppo attendista secondo lei?
 
Direi di sì, ma aspettare la maggioranza per formulare delle controproposte è un errore, non può essere l’atteggiamento di un grande partito che si presenta come l’alternativa di governo. Anche se non nutro grandi illusioni sull’effettiva disponibilità del centrodestra al dialogo, non cambio opinione in questo senso.

Passando dal metodo al contenuto: quale forma di governo è a suo avviso la più adatta per il nostro Paese?

 

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