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RIFORME/ Così l'ipotesi Berlusconi al Quirinale condiziona le scelte di Fini e della Lega

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Non credo. Bossi è l’unico interlocutore di Berlusconi per il semplice motivo che rispetto a qualche anno fa i contrappesi, come potevano essere Fini, con il suo partito della Nazione, e Casini, leader dei centristi, si sono autoeliminati. Il condizionamento leghista è forte, ma non credo all’ipotesi di una “prigionia” del Cavaliere, piuttosto a un accordo basato sulla reciproca utilità.

A proposito di Udc, si intravedono i primissimi segnali di disgelo con il Pdl. Da qui a tre anni i centristi possono tornare a far parte del centrodestra?

È un’ipotesi plausibile. Non penso che Casini possa permettersi di stare a “bagno maria” per altri tre anni. Anche lui aveva puntato sul ribaltone, ma gli è andata male. 

Da ultimo, lei crede davvero all’ipotesi di una candidatura di Umberto Bossi a sindaco di Milano?


Anche se potrebbe essere vincente, non credo che sia una candidatura vera. Bossi ancora una volta è riuscito ad enfatizzare la vittoria e a porre la Lega al centro delle attenzioni dei media.
Ritirerà la candidatura e la sua rinuncia comporterà un ulteriore onere politico per il Pdl.

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