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RIFORME/ Così l'ipotesi Berlusconi al Quirinale condiziona le scelte di Fini e della Lega

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Il cammino delle riforme è agli inizi, ma già si preannuncia lungo e pieno di insidie.
Il vertice tra Berlusconi e Bossi di martedì avrebbe dovuto chiarire il metodo di lavoro e i meccanismi di condivisione delle decisioni tra Pdl e Lega Nord, ma la visita “a sorpresa” di Calderoli a Napolitano, con la consegna al Presidente di una bozza di riforme istituzionali ha irritato notevolmente Berlusconi.

Il premier, che aveva invitato al dialogo l’opposizione, è stato poi costretto a registrare la freddezza di Bersani («Finché c’è il Parlamento ci incontriamo lì, quella è la sede del confronto», ha dichiarato il segretario del Pd).

Infine, in serata, sono arrivate le parole di Gianfranco Fini dal convegno di Farefuturo. Secondo il Presidente della Camera la discussione sulle riforme, dalla Bicamerale ad oggi, «continua a scontrarsi con una discussione pubblica viziata da una certa stanchezza culturale e da non pochi pregiudizi di carattere politico». Marcello Veneziani ne ha discusso con IlSussidiario.net.

Fini ha sottolineato come questo sistema abbia saputo riconciliare da un lato la rappresentanza con l’efficienza, dall’altro il parlamentarismo con la leadership”. Il Presidente della Camera auspica poi il riequilibrio del ruolo del Parlamento rispetto al governo e una nuova legge elettorale. Cosa ne pensa?

Penso che Fini stia usando il semipresidenzialismo francese all’opposto di come l’aveva usato fino a ieri. È una svolta sia rispetto alla sua biografia politica, sia rispetto alla destra, che è sempre stata presidenzialista.
Il presidenzialismo era un’istanza per sottolineare la necessità di un presidente eletto dal popolo, oggi invece l’ex leader di An accentua più il “semi” che non il “presidenzialismo”, negoziando non da posizioni presidenzialiste, ma da presidente del Parlamento. È una ragione tattica e personale, né politica, né tantomeno culturale. Anche dal punto di vista tattico, comunque, mi sembra un errore.

Perché?


Sarebbe stato preferibile, dal suo punto di vista, puntare sul premierato forte, soluzione che, tra l’altro, sarebbe uno strappo minore rispetto al sistema vigente. Con l’indicazione del premier sulla schede elettorale viviamo già in un premierato implicito, si tratterebbe solo di esplicitarlo e di creare un quadro legislativo e istituzionale in cui inserirlo. Non capisco questa mossa, dettata forse da ottusità politica. Certo è che se accetta il semipresidenzialismo alla francese Berlusconi continuerà a dominare la scena, anche se dal Quirinale. Sarà lui il nuovo Sarkozy.

La discussione sui modelli è perciò influenzata dall’ipotesi di un Berlusconi Presidente della Repubblica?

 

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