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SCENARIO/ Tarquinio (Avvenire): il federalismo "litigioso" del governo fa male a impresa e famiglia

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Sono favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati e contrario all’assoggettamento dei pubblici ministeri al potere esecutivo.
Non è poi un mistero che per noi di Avvenire un aspetto indispensabile di qualunque riforma è la restituzione ai cittadini della possibilità di scegliere i propri parlamentari. Tra collegi uninominali (con candidati paracadutati dalle segreterie politiche) e liste bloccate (con eleggibili designati dai leader) non possiamo più scegliere deputati e senatori dal ‘94. Chi è già nel Palazzo sceglie chi è destinato a entrarci e gli elettori - ieri privati delle primarie di collegio, oggi privati dell’arma della preferenza - possono solo ratificare le scelte altrui votando un simbolo di partito e, di fatto, un candidato presidente del Consiglio.

Passando al Fisco, quali interventi sono necessari secondo lei?


Non mi illudo che questa riforma possa essere bipartisan, perché le visioni dei due schieramenti sono opposte, in questi anni l’abbiamo sperimentato con l’eloquenza che solo le tasse sanno avere. Mi aspetto però che entro la legislatura - anche se la crisi induce a passi cadenzati e prudenti - venga varato un sistema di tassazione che tenga finalmente conto del fondamentale ruolo sociale della famiglia e che lo valorizzi. Nel 2008 l’attuale maggioranza si era impegnata in tal senso con gli elettori. Se avrà la coerenza e il buon senso necessari a mantenere le promesse, nessuno un domani potrà rimettere le mani in tasca alle famiglie italiane per smontare un sistema finalmente equo.   

Le sfide impegnative che ha appena elencato metteranno a dura prova una maggioranza che attraversa un momento delicato, dopo le recenti dimissioni di Claudio Scajola e i dissidi interni al Pdl. Sullo sfondo l’ipotesi più o meno remota di un voto anticipato…


Il rischio c’è, Silvio Berlusconi potrebbe lasciarsi tentare dalla voglia di fare chiarezza e rendere evidenti i reali rapporti di forza dentro l’attuale maggioranza. Le preoccupazioni e gli obiettivi che devono ispirare, in questa fase, le mosse di chi regge il timone del governo devono però essere ben altre.  

La frattura tra i due cofondatori del Pdl non sembra però destinata a ricomporsi. Qual è il suo giudizio su questo dissidio e sulle conseguenze che potrà avere?