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SCENARIO/ Tarquinio (Avvenire): il federalismo "litigioso" del governo fa male a impresa e famiglia

Pubblicazione:martedì 11 maggio 2010

BerlusconiBossiFiniManifestazione_R375.jpg (Foto)



Continuo a credere in un’informazione che non sia la prosecuzione dell’azione politica con altri mezzi. Purtroppo però vedo una deriva in tal senso.
A mio parere la vigilanza anti-corruzione dovrebbe essere uno dei doveri dei giornali. Il mio se n’è occupato a più riprese cercando di fare il punto su un fenomeno in pesante evoluzione. Da garantista non pentito – penso che sia un segno strutturale di crisi della politica. Oggi si parla invece dei veri o presunti favoritismi riguardanti il “fratello di…” o la “suocera di…”, ma è evidente una diffusa disattenzione sul moltiplicarsi dei fenomeni di corruzione, sotto il segno di una trasversalità nient’affatto consolante.

Da ultimo, il suo giornale ha denunciato recentemente una sensibilità a corrente alternata dei media nei confronti di alcuni temi come la persecuzione dei cristiani nel mondo e i casi di pedofilia. Che spiegazione si è dato del fenomeno?

A volte sembra che alcuni colleghi, e non sono pochi, cavalchino certe onde mediatiche con un entusiasmo da surfisti, senza chiedersi cosa le abbia generate. Ed è ciò che sta accadendo sui casi di pedofilia che hanno visto protagonisti esponenti della Chiesa cattolica.
Il problema è serio, soprattutto dal punto di vista di un cattolico, che soffre persino più di altri - uso le parole di Benedetto XVI - per il terribile “tradimento” contro Dio e contro le vittime designate, i più piccoli di noi. Ma l’accanimento contro il Papa, la capziosità con cui si è tentato invano di far passare per “protettore” di pedofili proprio lui che già da cardinale parlò chiaro e s’impegnò concretamente contro la “sporcizia nella Chiesa” è incredibile. Lo dico da giornalista, colpito per la leggerezza con la quale si è concentrato il fuoco pesante sulla Chiesa, presentando come scoop anche casi di molti decenni fa. Quanto alle persecuzioni contro i cristiani, nel Nord del mondo c’è un silenzio di morte.

Per quale motivo secondo lei?


Fa male pensare che possa essere frutto di distrazione. Paradossalmente preferirei che fosse il frutto di una scelta complice. Sta di fatto che le stragi, le violenze d’ogni tipo che piagano le comunità cristiane autoctone in Asia e Africa, ma anche in America Latina, non trovano quasi mai spazio sulla grande stampa  italiana e occidentale. Nel mondo politico italiano cresce invece una consapevolezza bipartisan del problema. Il nostro governo si è fatto promotore, infatti, di iniziative bilaterali in sede Ue e Onu. Per ora neanche questo riesce a smuovere l’attenzione dei media, l’importante però è che qualcosa cominci finalmente ad avvenire.

(Carlo Melato)



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