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RIFORME/ Chi dice no al federalismo fiscale regala il sud alla mafia

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Secondo me c’è anche un fattore culturale. Sembra che non si possa affrontare in Italia il tema del federalismo al di fuori di sfumature moraleggianti o etiche. E lo dico da cattolico. Ma questo ci porterebbe verso altre considerazioni.

 

I vescovi parlano del rischio di un «federalismo per abbandono».

 

L’unica cosa che viene abbandonata è la mancanza di responsabilità come criterio di gestione della cosa pubblica. Anche in Spagna si è fatto il 75 per cento di perequazione del totale delle spese, che sembra essere un buon traguardo anche per noi. Garantiremo comunque una perequazione al 100 per cento delle spese fondamentali, il che vuol dire che i miliardi del welfare, della sanità e dell’istruzione saranno tutti garantiti. Se le restanti spese saranno perequate al 90 per cento, non si può parlare di federalismo di abbandono. Teniamo presente che la civilissima Svizzera è arrivata a perequare all’85 per cento.

 

Professore, traduca per il comune mortale. Cosa vuol dire perequazione?

 

Vuol dire garanzia della disponibilità di risorse, o sotto forma di spese dimezzate, o sotto forma di disponibilità di entrate. Dipende da come lo si interpreta: l’articolo 119 prevedeva una perequazione della disponibilità fiscale, invece poi l’attuazione della legge sulla perequazione, la 42, ha privilegiato la perequazione della spesa. Tradotto, lo stato dice alla Regione: non ti garantisco che avrai in tasca il 90 per cento dei soldi che avranno in media tutti, ma ti garantisco che comunque tu, Regione, decida di spenderli nelle spese fondamentali, sarai coperta al 100 per cento.

 

Che cosa garantirà che con il federalismo a regime - federalismo di cui ancora non conosciamo i decreti attuativi - non sarà il sud a rimetterci, cadendo in mano alla criminalità e all’abbandono?

 

Ma nessun sistema fiscale e istituzionale garantisce meccanicamente la moralità degli amministratori della cosa pubblica. La garanzia in questo caso sta nel rafforzamento del senso di responsabilità della classe amministrativa e politica più che nella tecnica di distribuzione delle risorse. Garanzie non credo che ce ne siano mai in nessun caso da questo punto di vista. E comunque, il periodo transitorio sarà sufficientemente lungo.

 

Cosa accadrà in altre parole nel periodo transitorio?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista

 

 


COMMENTI
12/05/2010 - Un giudizio approssimativo e affrettato (Luca Cantatore)

Del giudizio dei vescovi mi colpisce, innanzitutto, l'approssimazione e la prematurità, trattandosi di un tema ancora tutto in divenire a cui bisognerebbe guardare con costruttiva curiosità e non chiudendo a priori la porta. Ma soprattutto, mi colpisce il fatto che continuino a dimenticare che PRIMA dei giudizi sull'architettura istituzionale di uno Stato, oppure sulle sue politiche di contrasto all'immigrazione clandestina o su qualsivoglia altro argomento mondano,vengono la guida della Chiesa locale loro affidata, la cura della liturgia, la paternità verso i propri sacerdoti e i propri fedeli, insomma, l'esercizio del ministero vescovile, la cui latenza ha provocato e può ancora provocare sfaceli, come non si stanca di ricordarci il Santo Padre BXVI (Lettera ai Cattolici d'Irlanda: "... c'è stata una mancanza di governo..."). Se penso che oggi ci sono vescovi che non nominano, come sono tenuti a fare, un sacerdote esorcista nella propria diocesi o boicottano i fedeli che chiedono la Messa con l'antico rito (chiedendo con ciò, tralaltro, che venga esegguita la volontà del Papa), allora mi domando a cosa serva essere preparati sui costi standard del federalismo fiscale? Saluti, Luca Cantatore

 
12/05/2010 - commento all'intervista a Giancarlo Pola (Gianluigi Lonardi)

Secondo me si tratta di un grande equivoco perchè quello che serve non è questo federalismo fiscale, cioè la standardizzazione dei costi, che molto probabilmente non arriverà mai, ma la secessione. Per carità cristiana, per giustizia e per convenienza di tutti serve la secessione. Perchè non è il ricco nord ad essere solidale con il povero sud ma sono i poveri, cioè le buste paga, del nord ad arricchire la mafia del sud e la prova è che la miseria che la c'era ancora c'è ancora mentre la mafia, che negli appalti pubblici ha un suo punto di forza, si è potenziata di molto rispetto al primo dopo guerra. Dico che solo le buste paga del nord vengono pelate per mantenere il sud e i suoi sprechi perchè è risaputo che le partite IVA adeguano automaticamente le loro prestazioni all'aumento dei costi pena la loro scomparsa e non c'è dubbio che le tasse sono un costo. E gli operai? Loro pagano e basta. C'è poi un'altra cosa che io credo vada chiarita, penso cioè che il vocabolo "solidarietà" vada usato quando è il "datore" che decide di usare tale opzione e i termini della stessa, non quando, anche con il conforto di un voto democratico, si predano immoralmente le tasche altrui perchè Allopra la parola giusta è un'altra. Non bisogna mai dimenticare che il padrone dei soldi è il lavoratore, non lo stato e se gli si fanno pagare le tasse, queste vanno spese a vantaggi suo, non degi altri.