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RIFORME/ Chi dice no al federalismo fiscale regala il sud alla mafia

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

Nel periodo transitorio accadrà che le risorse verranno distribuite in modo sempre meno simile a quello del passato, e sempre più in base ai reali fabbisogni, calcolati secondo parametri oggettivi.

 

I parametri previsti dai costi standard?

 

Sì, anche se a livello locale provinciale saranno non costi standard in senso tecnico specifico, quanto fabbisogni standardizzati: tot bambini necessitano di tot spesa comunale. Ma le dirò di più: alla fine non è detto che il sud ci rimetta, perché quando si andranno a misurare i fabbisogni delle regioni povere, può darsi che il complesso delle risorse che spetteranno alle regioni meno dotate sia anche superiore a quello delle risorse di cui dispongono oggi!

 

Professore, semplifichiamo ancora il meccanismo dei costi standard.

 

Se la media italiana è per ipotesi di 30 dipendenti pubblici per 1000 abitanti, non può essere che a Rovigo ce ne siano 20 mentre da qualche altra parte, e dove non è difficile immaginare, ce ne siano 50. Non sarà più possibile perché quella spesa supplementare non sarà più tollerata.

 

Chi determinerà i costi standard ai quali le Regioni al nord come al sud dovranno uniformarsi?

 

È quello che sta facendo la Commissione paritetica, d’intesa con le Regioni. I costi standard saranno presentati a breve, entro giugno, dopodiché ci vorrà l’accordo in Conferenza Stato Regioni.

 

Quando si parla di federalismo sembra che ci sia un fantasma ineliminabile: quello del centralismo su scala ridotta. È così?

 

Ritengo che non dipenda dal federalismo in sé, ma che sia una deformazione indotta dai comportamenti di alcune autorità regionali negli ultimi anni. In certe Regioni in effetti esiste una tendenza al comportamento centralizzante, ma è una questione politica: dipende da quanto sono forti o deboli (o non sussistono affatto) i meccanismi di collaborazione tra enti locali maturi, e dalla strutturale tendenza della burocrazia ad imporre la sua presenza e il suo controllo.

 

 

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COMMENTI
12/05/2010 - Un giudizio approssimativo e affrettato (Luca Cantatore)

Del giudizio dei vescovi mi colpisce, innanzitutto, l'approssimazione e la prematurità, trattandosi di un tema ancora tutto in divenire a cui bisognerebbe guardare con costruttiva curiosità e non chiudendo a priori la porta. Ma soprattutto, mi colpisce il fatto che continuino a dimenticare che PRIMA dei giudizi sull'architettura istituzionale di uno Stato, oppure sulle sue politiche di contrasto all'immigrazione clandestina o su qualsivoglia altro argomento mondano,vengono la guida della Chiesa locale loro affidata, la cura della liturgia, la paternità verso i propri sacerdoti e i propri fedeli, insomma, l'esercizio del ministero vescovile, la cui latenza ha provocato e può ancora provocare sfaceli, come non si stanca di ricordarci il Santo Padre BXVI (Lettera ai Cattolici d'Irlanda: "... c'è stata una mancanza di governo..."). Se penso che oggi ci sono vescovi che non nominano, come sono tenuti a fare, un sacerdote esorcista nella propria diocesi o boicottano i fedeli che chiedono la Messa con l'antico rito (chiedendo con ciò, tralaltro, che venga esegguita la volontà del Papa), allora mi domando a cosa serva essere preparati sui costi standard del federalismo fiscale? Saluti, Luca Cantatore

 
12/05/2010 - commento all'intervista a Giancarlo Pola (Gianluigi Lonardi)

Secondo me si tratta di un grande equivoco perchè quello che serve non è questo federalismo fiscale, cioè la standardizzazione dei costi, che molto probabilmente non arriverà mai, ma la secessione. Per carità cristiana, per giustizia e per convenienza di tutti serve la secessione. Perchè non è il ricco nord ad essere solidale con il povero sud ma sono i poveri, cioè le buste paga, del nord ad arricchire la mafia del sud e la prova è che la miseria che la c'era ancora c'è ancora mentre la mafia, che negli appalti pubblici ha un suo punto di forza, si è potenziata di molto rispetto al primo dopo guerra. Dico che solo le buste paga del nord vengono pelate per mantenere il sud e i suoi sprechi perchè è risaputo che le partite IVA adeguano automaticamente le loro prestazioni all'aumento dei costi pena la loro scomparsa e non c'è dubbio che le tasse sono un costo. E gli operai? Loro pagano e basta. C'è poi un'altra cosa che io credo vada chiarita, penso cioè che il vocabolo "solidarietà" vada usato quando è il "datore" che decide di usare tale opzione e i termini della stessa, non quando, anche con il conforto di un voto democratico, si predano immoralmente le tasche altrui perchè Allopra la parola giusta è un'altra. Non bisogna mai dimenticare che il padrone dei soldi è il lavoratore, non lo stato e se gli si fanno pagare le tasse, queste vanno spese a vantaggi suo, non degi altri.