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SCENARIO/ Formigoni: il federalismo "alla lombarda" farà bene anche al Sud

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Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli sono regioni caratterizzate da governi della stessa coalizione e tra di esse c’è un ottimo rapporto di collaborazione. Attenzione però, questo non esclude né penalizza i rapporti con le regioni del Sud o con quelle governate dal centrosinistra. Guai se ci lasciassimo fermare da limiti di natura ideologica o geografica. Non a caso la prima regione con cui ho sottoscritto un patto per l’Expo è stata l’Emilia Romagna, con cui da anni la Lombardia collabora attivamente.
La sfida del federalismo attende tutti i presidenti. Il 20 maggio ne discuteremo per tutta la giornata, il documento comune sarà la base per iniziare poi il confronto con il Governo.

Quello dei decreti attuativi è un passaggio delicato?


Sì e non sarà una passeggiata. Non sono assolutamente pessimista, ma consapevole delle difficoltà che ci attendono. D’altra parte la congiuntura economica è particolarmente difficile e bisogna superare ancora alcuni pregiudizi.

Questa riforma effettivamente ha suscitato qualche preoccupazione. I vescovi si sono recentemente espressi e lo stesso Capo dello Stato ha voluto ribadire l’importanza dell’unità nazionale nel suo 150° anniversario. Qual è il suo giudizio in merito?

Le preoccupazioni di chi richiama all’attenzione le regioni e i ceti più deboli sono sacrosante. Io infatti credo nel federalismo dell’inclusione e dell’unità, una prospettiva di crescita per tutte le regioni italiane. Non dimentichiamoci che è previsto un fondo di perequazione e un periodo di applicazione congruo nel quale chi è in difficoltà avrà tutto il tempo per mettersi virtuosamente alla pari.

Questa visione inclusiva e solidale l’ha ritrovata anche nei presidenti leghisti?


Certamente. Sono i nostri programmi a parlare e a sancire i nostri impegni in questa direzione.

Il dibattito sul federalismo riguarda anche i suoi costi. Il Presidente della Camera ha espresso le proprie perplessità in questo senso chiedendosi se sia davvero il momento opportuno per fare un passo così importante. È una riforma che, seppur inizialmente, graverà sulle casse dello Stato o che può solo portare dei vantaggi in questa direzione?

 

 

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COMMENTI
14/05/2010 - E se fallisse la Sicilia? (Maggi Stefano)

Se, nell'Italia Federale del 2014, voluta dalla Lega Nord, pensata da Calderoli, Tremonti, Zaia, Maroni e altre sottili menti padane, la Sicilia si dovesse trovare nella medesima situazione in cui si trova la Grecia oggi, cosa accadrebbe? Il destino dell'isola sarebbe affidato alla volontà delle altre regioni di intervenire rilevando una quota del debito siciliano? Questo dipenderebbe dalla volontà politica del Governatore di turno delle regioni, sarebbe sottoposto a volontà popolare, o sarebbe previsto dalla Costituzione dello Statop fderale? La finanza internazionale, nazionale e persino gli oscuri nomi della finanza locale che arrivano a controllare pezzi di economia e d i elettorato potrebbero tentare un attacco all'economia siciliana magari con mire a pezzi importanti dell'isola e monumenti? Gli economisti direbbero che lo scarso interesse delle regioni forti, favorirebbero ogni attività speculativa ai danni dell'isola. I Bond, gli Swaps, gli hedge Founds avrebbero uno spred rispetto a Milano cosicchè Palermo per finanziare il debito deve riicorrere a tassi usurai o adirittura mettersi nelle mani della mafia? L'impostazione federale che dovrebbe agganciare la Regione allo Stato negli aiuti e nelle politiche fondamentali diverrà un vincolo che impedisce politiche di salvataggio esterno come la svalutazione, riduzione di stipendi e pensioni? Potrà l'isola uscire prima e meglio dalla tempesta restando all'interno della flotta o sganciarsi per cercare acque più Tranquille?