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Politica

SCENARIO/ Formigoni: il federalismo "alla lombarda" farà bene anche al Sud

FormigoniRoberto_R375.jpg(Foto)



Nel testo della legge c’è scritto in maniera inequivocabile che non devono prevedersi aumenti di costi per i cittadini, quindi nuove imposizioni fiscali. Dovrà essere una riforma a costo zero che in prospettiva farà risparmiare una grande quantità di risorse.
Oggi continuano a esserci sacche di diseconomia che devono essere sanate. Se una mammografia in Lombardia costa 10 e da altre parti costa 50 o 100 significa che nel tempo, in questi territori, si sono annidati sprechi e corruzione. Con il superamento della spesa storica in favore dei costi standard queste situazioni potranno essere sanate.

Passando allo scontro in corso tra Berlusconi e Fini: c’è, a suo avviso, un margine di recupero?


Il margine c’è e questa frattura si deve assolutamente sanare. In un periodo di difficoltà mondiale come quello che stiamo attraversando non è ammissibile che un partito confermato dagli elettori alla guida del Paese sia vittima di litigi interni. La dialettica nel partito è legittima, ma la volontà di governare il Paese e rispondere al mandato degli elettori deve essere la stella polare che guida tutte le nostre scelte.

Quali passi auspica per uscire da questa crisi?


Berlusconi è il leader scelto dal popolo. Spero che l’amico Fini comprenda che il leader è lui e che ognuno di noi, attorno a lui, ha il suo ruolo.

E se per raggiungere un compromesso il Pdl riconoscesse la minoranza finiana aprendo una nuova fase all’insegna delle correnti?

Le correnti non sono state un’esperienza del tutto negativa, avevano una funzione positiva, ma in un’altra epoca storica, quella del proporzionale e della democrazia bloccata. Oggi, nella democrazia dell’alternanza e del bipolarismo, serve un dibattito forte interno al partito, ma nessuna corrente organizzata.

La divisione che si è manifestata alla Direzione Nazionale del Pdl ha avuto riverbero anche in Lombardia, nel governo della Regione?

Nessuno. In Lombardia non c’è stato nessun problema di questo tipo e non ce ne saranno.

(Carlo Melato)

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COMMENTI
14/05/2010 - E se fallisse la Sicilia? (Maggi Stefano)

Se, nell'Italia Federale del 2014, voluta dalla Lega Nord, pensata da Calderoli, Tremonti, Zaia, Maroni e altre sottili menti padane, la Sicilia si dovesse trovare nella medesima situazione in cui si trova la Grecia oggi, cosa accadrebbe? Il destino dell'isola sarebbe affidato alla volontà delle altre regioni di intervenire rilevando una quota del debito siciliano? Questo dipenderebbe dalla volontà politica del Governatore di turno delle regioni, sarebbe sottoposto a volontà popolare, o sarebbe previsto dalla Costituzione dello Statop fderale? La finanza internazionale, nazionale e persino gli oscuri nomi della finanza locale che arrivano a controllare pezzi di economia e d i elettorato potrebbero tentare un attacco all'economia siciliana magari con mire a pezzi importanti dell'isola e monumenti? Gli economisti direbbero che lo scarso interesse delle regioni forti, favorirebbero ogni attività speculativa ai danni dell'isola. I Bond, gli Swaps, gli hedge Founds avrebbero uno spred rispetto a Milano cosicchè Palermo per finanziare il debito deve riicorrere a tassi usurai o adirittura mettersi nelle mani della mafia? L'impostazione federale che dovrebbe agganciare la Regione allo Stato negli aiuti e nelle politiche fondamentali diverrà un vincolo che impedisce politiche di salvataggio esterno come la svalutazione, riduzione di stipendi e pensioni? Potrà l'isola uscire prima e meglio dalla tempesta restando all'interno della flotta o sganciarsi per cercare acque più Tranquille?