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SCENARIO/ Formigoni: il federalismo "alla lombarda" farà bene anche al Sud

Pubblicazione:giovedì 13 maggio 2010

FormigoniRoberto_R375.jpg (Foto)

Le regioni si rimettono in moto dopo la recente tornata elettorale. Sono infatti i giorni dei primi consigli regionali in un momento in cui l’agenda politica vede al primo posto l’attuazione del federalismo. Lunedì è toccato alla Lombardia, che ha così aperto la sua nona legislatura, la quarta per il presidente Roberto Formigoni, che ha ricevuto ieri il neo-eletto presidente del Piemonte, Roberto Cota.
«Sono interessato a stabilire relazioni di collaborazione con tutte le regioni italiane, così come ne ho sviluppate in questi anni in Europa e non solo - ha dichiarato Formigoni a IlSussidiario.net al termine dell’incontro -. Le regioni hanno una responsabilità importante per raggiungere l’obiettivo del federalismo, che può davvero costituire un elemento di unità e di coesione, proprio perché è in grado di esaltare le potenzialità di ogni territorio».

Innanzitutto, quali sono le vostre priorità all’inizio di questa nuova legislatura?

Scegliendo tra i 600 punti che ci siamo impegnati a realizzare nel programma presentato ai cittadini direi: il lavoro (occupazione, sostegno alle imprese piccole e medie e a quelle che stanno per nascere), la semplificazione della burocrazia e la famiglia (con particolare attenzione alla conciliazione del tempo del lavoro con i tempi della famiglia per le donne).

Dopo la visita di Renata Polverini, presidente del Lazio, anche quella di Cota si è svolta nel segno della collaborazione e del confronto su alcuni risultati di successo del modello lombardo?


Per governare al meglio è strategico coltivare relazioni di collaborazione, soprattutto nell’epoca moderna. Nella logica dello scambio di idee e buone politiche la presidente Polverini ha voluto conoscere meglio alcuni elementi di eccellenza del nostro modello di governo nel campo della Sanità, mentre con il presidente Cota è iniziato un lavoro comune riguardo all’università, le infrastrutture e l’Expo.  

Le principali regioni del Nord sono state vinte dal centrodestra. Sarà più facile per i governatori del Settentrione guidare il processo federalista? 

 

 

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COMMENTI
14/05/2010 - E se fallisse la Sicilia? (Maggi Stefano)

Se, nell'Italia Federale del 2014, voluta dalla Lega Nord, pensata da Calderoli, Tremonti, Zaia, Maroni e altre sottili menti padane, la Sicilia si dovesse trovare nella medesima situazione in cui si trova la Grecia oggi, cosa accadrebbe? Il destino dell'isola sarebbe affidato alla volontà delle altre regioni di intervenire rilevando una quota del debito siciliano? Questo dipenderebbe dalla volontà politica del Governatore di turno delle regioni, sarebbe sottoposto a volontà popolare, o sarebbe previsto dalla Costituzione dello Statop fderale? La finanza internazionale, nazionale e persino gli oscuri nomi della finanza locale che arrivano a controllare pezzi di economia e d i elettorato potrebbero tentare un attacco all'economia siciliana magari con mire a pezzi importanti dell'isola e monumenti? Gli economisti direbbero che lo scarso interesse delle regioni forti, favorirebbero ogni attività speculativa ai danni dell'isola. I Bond, gli Swaps, gli hedge Founds avrebbero uno spred rispetto a Milano cosicchè Palermo per finanziare il debito deve riicorrere a tassi usurai o adirittura mettersi nelle mani della mafia? L'impostazione federale che dovrebbe agganciare la Regione allo Stato negli aiuti e nelle politiche fondamentali diverrà un vincolo che impedisce politiche di salvataggio esterno come la svalutazione, riduzione di stipendi e pensioni? Potrà l'isola uscire prima e meglio dalla tempesta restando all'interno della flotta o sganciarsi per cercare acque più Tranquille?