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SCENARIO/ Ecco perché De Benedetti vuol far pace con Berlusconi

DeBenedettiBerlusconi_R375.jpg (Foto)



L’ipotesi di un cambio di campo non mi sembra percorribile. Le prospettive di Fini sono quelle di un nuovo soggetto, a destra. La coabitazione all’interno del Popolo della Libertà durerà il più possibile fino a una scissione, sulla strada delle destre evolute europee.

Una coabitazione ancora molto difficile dopo il rifiuto del Presidente della Camera di ricevere l’ambasciatore berlusconiano Verdini.

Fini non vuole trattare con i comprimari, vuole discutere con il cofondatore. Il fatto di essere derubricato a problema interno da affidare a un plenipotenziario lo infastidisce e contraddice la sua vocazione di nuova ipotesi del centrodestra. Un conto sono le trattative riservate, un altro è questo tipo di diplomazia aperta del premier, destinata a fallire anche in futuro.
Alla Direzione l’ex leader di An voleva che fosse accettato lo statuto della minoranza, così non è stato. È uno scontro destinato a proseguire, ma il governo corre altri pericoli.

A cosa si riferisce?

Le voci che si rincorrono ci dicono che per il governo non è poi così lontano il giorno di una crisi verticale per via delle indagini della magistratura a carico di alcuni ministri. Se fosse davvero così si aprirebbe la strada a due prospettive: un governo tecnico di decantazione (solo con il consenso di Berlusconi, dato che Napolitano non darà mai il via libera a un governo accusato di tradire la volontà degli italiani) o il voto. In questa seconda ipotesi il Cavaliere avrebbe il vantaggio di affrontare una minoranza, come abbiamo visto ieri nella lite Bersani-Di Pietro, del tutto impreparata.

La maggioranza sembra esposta su più fronti, qualcuno parla addirittura di un premier che deve guardarsi sia da Fini che da Tremonti...



 

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